L’Economic Team di Payden & Rygel analizza come si sia modificato il peso delle componenti dei rendimenti del Treasury Usa a 10 anni

La nostra impressione è che ci siano tre driver lascino ancora spazio a un ulteriore rialzo dei tassi a lungo termine.
La scorsa settimana, i rendimenti dei Treasury Usa a 10 anni hanno raggiunto nuovamente i massimi del 2023, riportando al centro dell’attenzione le ragioni alla base del rialzo dei tassi e il possibile parallelo con quanto accaduto nel biennio 2022-23.
Un modo per leggere il movimento è distinguere tra le principali componenti dei rendimenti: il tasso reale, il premio per l’inflazione e il term premium. In entrambi gli episodi, i mercati hanno prezzato una Fed più aggressiva, spingendo al rialzo i rendimenti attraverso la componente del tasso reale.
Anche il premio per l’inflazione ha contribuito al movimento, in un contesto caratterizzato da sorprese inflazionistiche al rialzo: l’inflazione core era salita bruscamente nel 2022 e, ancora oggi, si dimostra più persistente rispetto alle attese di inizio anno.
L’elemento più interessante è tuttavia il term premium, che oggi gioca un ruolo più rilevante rispetto al 2022. La consistente emissione di Treasury, gli annunci a sorpresa sui riacquisti e una forward guidance della Fed ormai più attenuata stanno infatti spingendo gli investitori a richiedere una maggiore compensazione per detenere titoli a lunga duration.
Guardando ai prossimi mesi, l’andamento dei rendimenti dipenderà principalmente da tre fattori: (a) se la Fed alzerà i tassi più o meno di quanto già scontato dal mercato; (b) se l’inflazione si dimostrerà più persistente rispetto alle attese; e (c) se il quadro della finanza pubblica mostrerà segnali di miglioramento.

