Marco Mencini, Head of Research, Plenisfer Investments SGR

Private equity

La space economy viene spesso identificata con i suoi elementi più visibili — razzi e missioni —, ma dal punto di vista economico i lanci rappresentano soltanto il punto di accesso. Il mercato principale risiede a valle (downstream): nel 2025 il settore upstream (produzione veicoli e lanci) valeva circa 75 miliardi di euro, contro i 490 miliardi del downstream (servizi satellitari, navigazione e osservazione). Entro il 2035, l’economia spaziale complessiva potrebbe passare da 630 miliardi di dollari (2023) a 1.800 miliardi (WEF/McKinsey). Il settore sta dunque evolvendo da una sequenza di singoli progetti a una vera infrastruttura industriale, digitale e strategica.

Marco Mencini

L’infrastruttura spaziale si articola su tre livelli integrati:

-Accesso allo spazio: lanciatori e sistemi di propulsione.

-Infrastruttura orbitale: satelliti, sensori, sistemi di puntamento, ottica avanzata e terminali di comunicazione.

-Infrastruttura terrestre e computazionale: gateway, stazioni di terra, reti cloud, data center e capacità di calcolo per elaborare i dati.

Il principale collo di bottiglia risiede nella trasmissione dei dati. L’aumento del flusso informativo spinge il passaggio dalle radiofrequenze alle comunicazioni ottiche e laser, che garantiscono maggiore capacità, efficienza e sicurezza. Entro il 2032 si stima la presenza di oltre 47.000 terminali laser in orbita (mercato da 6,5 miliardi di dollari, fonte Euroconsult). Progetti come HydRON dell’ESA puntano infatti a creare reti ottiche nello spazio simili alla fibra terrestre.

Dove si concentra il valore? Non tutti i segmenti offrono il medesimo profilo economico:

  • Lanci e produzione seriale di satelliti: richiedono elevato capitale iniziale (Capex) e la redditività dipende dalla capacità di spalmare i costi fissi su grandi volumi.

  • Componenti mission-critical (ottica avanzata, sensori, terminali laser): beneficiano di elevate barriere all’ingresso legate a proprietà intellettuale, precisione produttiva e qualificazioni tecniche. In queste nicchie ad alta specializzazione le imprese possono generare margini elevati, a condizione di saper industrializzare la produzione.

Quali sono i quattro driver di lungo periodo?

  • Crescita dei dati e Intelligenza Artificiale: i dati raccolti dai satelliti richiedono capacità di trasmissione e calcolo per alimentare le applicazioni di IA.

  • Spesa per difesa e sicurezza: l’80% della domanda upstream è istituzionale. Nel 2025 i budget spaziali europei sono cresciuti del 12% (13,5 miliardi di euro), spingendo le tecnologie dual-use (civile/militare).

  • Autonomia strategica: programmi europei come IRIS² (costellazione di 348 satelliti per la connettività sicura) evidenziano la necessità di controllare l’intera catena tecnologica.

  • Sicurezza delle comunicazioni: la protezione delle infrastrutture critiche incentiva l’integrazione tra comunicazioni ottiche, cybersecurity e tecnologie quantistiche.

In conclusione, un megatrend non giustifica qualsiasi valutazione di mercato, specialmente in un settore ad alta intensità di capitale. L’approccio deve essere selettivo e concentrato sulle aziende che forniscono componenti indispensabili lungo la filiera.

I criteri chiave nella selezione comprendono la proprietà intellettuale e le qualificazioni tecniche difficilmente sostituibili, la capacità di convertire i portafogli ordini in ricavi e flussi di cassa reali e infine la gestione dei rischi legati alla dipendenza da budget pubblici e programmi di difesa governativi.