Gianluca Bergamaschi, Head of Fixed Income – Mandates presso Generali Asset Management

La nostra valutazione di medio-lungo termine sui titoli di Stato italiani resta positiva, sostenuta dal progressivo miglioramento dei fondamentali macroeconomici, fiscali e istituzionali. Negli ultimi anni l’Italia ha rafforzato significativamente la propria credibilità fiscale. Gli upgrade e le revisioni positive dell’outlook da parte delle principali agenzie di rating riflettono una maggiore disciplina di bilancio, i progressi nel consolidamento dei conti pubblici e il rispetto degli impegni assunti in sede europea. In questo contesto, la riduzione del premio per il rischio richiesto dagli investitori appare sempre più un fenomeno strutturale piuttosto che ciclico.

Anche la struttura del debito pubblico rappresenta un importante fattore di resilienza. Il Tesoro ha continuato a mantenere una vita media relativamente elevata delle emissioni, limitando il rischio di rifinanziamento e riducendo la sensibilità del costo del debito alle oscillazioni dei tassi di mercato. La presenza di una base stabile di investitori domestici costituisce inoltre un ulteriore elemento di sostegno nelle fasi di tensione finanziaria.
Sebbene il debito pubblico rimanga elevato in termini assoluti, la sua dinamica appare oggi più gestibile rispetto al passato. In termini relativi, il percorso della finanza pubblica italiana risulta più costruttivo rispetto a quello francese, dove il deterioramento dei conti pubblici è diventato evidente, e a quello tedesco, il cui modello economico richiede un crescente supporto di politica fiscale.
Nel breve periodo, lo spread italiano continua a risentire degli shock esterni, in particolare di quelli legati ai mercati energetici, alle tensioni commerciali globali e all’incertezza geopolitica. Dopo aver toccato un minimo di circa 60 punti base a inizio anno, lo spread tra BTP e Bund decennali si colloca oggi oltre la soglia dei 100 punti base, riflettendo la volatilità che ha interessato i mercati obbligazionari globali e le crescenti preoccupazioni degli investitori per la situazione fiscale e politica francese.
Riteniamo tuttavia che gli attuali livelli incorporino un premio per il rischio eccessivo rispetto ai fondamentali dell’Italia e manteniamo pertanto una visione costruttiva sul mercato dei BTP. Il rendimento offerto dai titoli di Stato italiani resta infatti interessante rispetto a quello dei governativi dei Paesi core dell’Eurozona. Anche il quadro tecnico continua a essere favorevole, grazie a una domanda che si mantiene solida sia da parte degli investitori domestici sia di quelli internazionali.
In termini di posizionamento lungo la curva, continuiamo a privilegiare le scadenze intermedie. Il segmento compreso tra i 5 e i 7 anni, con rendimenti superiori al 4%, offre attualmente il miglior profilo di carry e roll-down, risultando il più equilibrato in termini di rapporto rischio-rendimento. Il tratto decennale, con rendimenti intorno al 4,6%, appare interessante in una prospettiva storica e risulta particolarmente adatto agli investitori che intendono assumere esposizione direzionale ai tassi o agli spread sovrani. Più cauta, invece, la valutazione sulla parte lunga della curva, che rimane il segmento più vulnerabile per effetto della maggiore sensibilità alle aspettative d’inflazione e alla volatilità dei tassi globali.
I principali fattori di rischio restano l’evoluzione delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, l’orientamento più restrittivo della politica monetaria della BCE e l’avvicinarsi delle scadenze elettorali del prossimo anno. Tuttavia, eventuali ampliamenti dello spread riconducibili a tali fattori potrebbero rappresentare opportunità di acquisto piuttosto che segnali di un deterioramento strutturale del merito creditizio italiano.

