Per chi si occupa di economia e di risparmio, l’uscita ogni anno dell’”Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani” a cura del Centro Einaudi di Torino è un avvenimento molto atteso: vengono monitorati infatti ogni 12 mesi i cambiamenti di una categoria, i risparmiatori, che nel nostro Paese ha sempre avuto una grande importanza.

Ed è stato così anche quest’anno: è stata accolta con molto interesse la presentazione dello studio 2026, intitolato “Le tre dimensioni del risparmio: tecnologia, consapevolezza e disciplina”, realizzato su un campione di 1.800 persone. Fondi&Sicav ha incontrato l’economista Giuseppe Russo, che dal 2014 è direttore del Centro Einaudi e realizza, con l’aiuto di alcuni collaboratori, l’Indagine annuale. Nel corso di questa intervista l’attenzione è stata rivolta ai comportamenti più tradizionali dei piccoli investitori, mentre nel prossimo numero di Fondi&Sicav verrà approfondito, sempre con Russo, il tema del rapporto con la tecnologia, una vera e propria novità per molti risparmiatori italiani.

Quali sono gli obiettivi principali di un risparmiatore medio?

«La percentuale di coloro che dicono che il principale obiettivo è la sicurezza è il 49% ed è maggioritaria rispetto a coloro che indicano la liquidità, il rendimento o la crescita. Però il rendimento e la crescita, quindi la cedola e la rivalutazione del capitale stanno diventando anch’essi sempre più importanti, perché il risparmio ha un numero di prodotti molto più alto rispetto al passato, quando l’obiettivo principale era costituire il salvadanaio con cui poi si comprava la casa, che era l’oggetto del desiderio. Oggi si sono affiancate altre motivazioni come integrare il reddito nella vecchiaia, migliorare la propria salute, fare qualche cosa per i propri figli, anche prima di lasciare un’eredità: provvedere a una loro istruzione migliore o sostenere l’avvio di un’attività sono solo alcune delle possibilità. Queste nuove necessità fanno sì che al risparmio si chieda di essere impiegato in modo ragionevolmente prudente, ma che la promessa di rendimento sia comunque concreta. Diciamo che è aumentata un po’ l’aggressività del risparmiatore, ma sempre tenendo i piedi su un terreno ben conosciuto, dove non ci sia il pericolo di scivolare».

Quanto è ancora importante il risparmio per gli italiani?

«In Italia si attribuisce al risparmio tuttora un’importanza fondamentale, tanto che alla domanda se il risparmio è indispensabile o importante, coloro che rispondono che è molto importante, o addirittura indispensabile, sono la larghissima maggioranza. Poi non tutti ci riescono: solo il 56% mette da parte qualcosa, ma pressoché tutti lo vorrebbero: il non risparmiatore intenzionale, che intende spendere tutto, sostanzialmente è una pecora nera, che non esiste nel panorama italiano. Quindi, il risparmio è ambito, anche se questa ambizione deve trovare le condizioni giuste: l’inflazione per 10 anni è stata molto bassa, il 2%, a volte persino sotto l’1%, e chi voleva risparmiare era spesso in attesa di trovare delle forme di impiego attraenti. Per intenderci, si preferiva sopportare il costo della liquidità, piuttosto che l’incertezza del rendimento, che era comunque basso. Adesso che da anni l’inflazione ha rialzato la testa e le banche centrali stentano a riportarla sotto controllo, emerge la necessità di avere un rendimento valido, sempre subordinatamente alla sicurezza. Quindi, mentre il risparmiatore italiano in passato manifestava la preferenza per la liquidità con l’obiettivo di attendere l’investimento nel quale valesse la pena entrare, oggi deve difendere i propri soldi dal rincaro del costo della vita e quindi l’idea che il risparmio debba essere investito per produrre un frutto si sta diffondendo. Ed è una visione corretta, ma che non mette in discussione il fatto che il primo obiettivo è non perdere il capitale».

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