Julie Dickson, Investment Director azionario di Capital Group

Ormai, non si tratta più di capire se gli Stati Uniti siano stati un mercato remunerativo per gli investitori, ma se gli asset USA possano continuare a giustificare un ruolo di primo piano in portafoglio, alla luce di una politica mutevole, di tensioni geopolitiche persistenti e di una leadership di mercato che resta concentrata. Un outlook di breve termine più incerto non mette in discussione la tesi di lungo periodo ma, al contrario, rafforza l’importanza di puntare su selettività, qualità ed equilibrio.

Gli Stati Uniti continuano a offrire vantaggi strutturali difficili da replicare altrove: un’economia domestica resiliente, mercati dei capitali profondi, società leader a livello mondiale e un mercato obbligazionario ampio e di elevata qualità. La sfida consiste ora nello sfruttare tali punti di forza senza fare troppo affidamento su una porzione limitata del mercato azionario o senza assumere rischi che potrebbero non offrire una remunerazione adeguata.
La chiave sta nel combinare azioni di società di qualità con obbligazioni di qualità elevata per ottenere crescita a lungo termine, reddito e diversificazione.
I punti di forza strutturali restano validi
Nonostante le tensioni di natura politica e geopolitica dominino le prime pagine dei giornali, le fondamenta dell’economia statunitense si costruiscono su orizzonti temporali molto più lunghi. La produzione energetica interna riduce la dipendenza sulla fornitura esterna, mentre i continui investimenti tecnologici stanno ridisegnando le aziende di un’ampia gamma di settori.
La crescita della produttività ha inoltre superato quella di diversi altri importanti mercati sviluppati, supportando sia l’espansione economica che la redditività delle imprese. L’innovazione rappresenta il cuore del vantaggio statunitense. Il mercato azionario USA offre infatti una maggiore esposizione ai settori a più rapida crescita rispetto a molti altri mercati esteri, permettendo di investire nelle società all’avanguardia nei semiconduttori, nell’intelligenza artificiale, nella sanità e in altri settori.
L’impatto va però ben oltre le società che sviluppano tali tecnologie: poiché i loro strumenti e processi vengono adottati su più larga scala, le società di diversi settori possono aumentare la produttività, intercettare nuova domanda e individuare ulteriori fonti di crescita degli utili. Nel complesso, ciò contribuisce a spiegare perché gli Stati Uniti abbiano retto durante i recenti shock politici e geopolitici, pur con una crescita irregolare.
L’andamento del dollaro statunitense riflette una dinamica simile: la posizione a lungo termine si basa sulla profondità dei mercati dei capitali americani, la portata dell’economia e il suo ruolo nella finanza globale. Le fluttuazioni dei tassi di cambio nel breve termine e le ragioni di lungo periodo a favore degli asset USA sono due questioni distinte, perciò vanno trattate come tali.
La concentrazione aumenta il valore della selettività
Quella stessa forza ha però creato un rischio facile da sottovalutare: un gruppo relativamente ristretto di grandi imprese ha infatti contribuito in misura sostanziale ai rendimenti, lasciando gli indici ponderati in base alla capitalizzazione di mercato sempre più sensibili all’andamento di questo esiguo numero di titoli.
Concentrazione non significa dover evitare le società più grandi; molte, infatti, hanno business eccellenti, con posizioni competitive durevoli e opportunità di crescita reali. Ciò che conta è che ogni società sia inclusa in portafoglio in base ai propri meriti, e non semplicemente in funzione del peso che ha nell’indice. La ricerca fondamentale può distinguere le società le cui valutazioni sono supportate da flussi di cassa di lungo periodo da quelle i cui prezzi incorporano scenari che lasciano poco margine di errore.
La selettività diventa particolarmente importante quando cambia la leadership di mercato: nei momenti di svolta, i rendimenti a livello di indice possono celare differenze significative tra settori e singole società. Un approccio bottom-up permette di andare oltre i titoli che hanno ottenuto i risultati migliori di recente, investire in base alle proprie convinzioni anziché al peso nell’indice e individuare opportunità in cui il miglioramento dei fondamentali non è ancora riflesso nei prezzi. Può inoltre favorire società dotate della solidità finanziaria necessaria per resistere a condizioni meno favorevoli e beneficiare della ripresa dei mercati.
Gli utili forniscono basi più solide di quanto suggeriscano i media
Nel lungo periodo, la crescita degli utili e i dividendi costituiscono il fondamento dei rendimenti per gli azionisti, mentre nel breve termine le variazioni delle valutazioni possono avere un’influenza maggiore. Più recentemente, la performance dell’azionario USA non è dipesa soltanto dall’espansione dei multipli: anche la crescita degli utili ha contribuito in misura significativa.
Le società statunitensi hanno continuato a registrare una crescita degli utili più robusta di molte controparti globali, grazie a innovazione, produttività ed esposizione ai settori in espansione. Ciò che sta cambiando è ora la fonte di tale crescita. Questa dinamica non riguarda più soltanto poche società, ma sta emergendo in un numero crescente di settori. Si tratta di un cambiamento importante, perché trasforma il mercato in un campo di opportunità più ampio per chi è disposto a cercarle.
Tutto questo non elimina il rischio di valutazione, ma cambia il modo in cui tale rischio dovrebbe essere valutato. Una società con crescita duratura, solido flusso di cassa libero e una struttura patrimoniale stabile potrebbe giustificare una valutazione diversa rispetto a una società le cui prospettive dipendono dal perdurare indefinito di condizioni favorevoli. L’attenzione dovrebbe quindi concentrarsi sul rapporto tra prezzo e fondamentali, anziché sui multipli di valutazione considerati isolatamente.
Le obbligazioni di qualità elevata contribuiscono all’equilibrio
Il mercato statunitense del reddito fisso offre profondità, liquidità e un’ampia gamma di emittenti governativi e societari. Le obbligazioni di elevata qualità possono apportare reddito, contribuire alla preservazione del capitale e diversificare il rischio azionario.
Anche l’attrattiva delle obbligazioni di qualità elevata è aumentata: quando i rendimenti iniziali sono più elevati, gli investitori vengono ricompensati per l’attesa e hanno una protezione più ampia dalle variazioni dei prezzi moderate. I titoli investment grade possono contribuire al rendimento senza richiedere al portafoglio di fare affidamento su emissioni di qualità creditizia inferiore o su esposizioni più complesse, il cui comportamento può diventare meno prevedibile in condizioni di stress dei mercati.
Il ruolo di diversificazione delle obbligazioni può variare da una fase di mercato all’altra, soprattutto quando inflazione e tassi d’interesse subiscono variazioni significative. Per questo, qualità, duration e selezione dei titoli restano elementi importanti. L’obiettivo non è presumere che ogni obbligazione aumenti di valore ogni volta che le azioni scendono, ma costruire un’allocazione al reddito fisso in grado di offrire reddito e stabilità in un’ampia gamma di condizioni di mercato.
Il reddito rende il percorso più gestibile
Il reddito lega le componenti di crescita e di difesa di un portafoglio. Le cedole obbligazionarie offrono una componente regolare del rendimento, mentre le società che distribuiscono dividendi partecipano alla crescita del mercato azionario mantenendo un certo grado di disciplina. In entrambi i casi, le società che vale la pena detenere tendono a condividere le stesse caratteristiche: flussi di cassa resilienti, un’attenta allocazione del capitale e team di gestione concentrati sulla creazione di valore nel lungo periodo.
Insieme, queste due fonti di reddito possono rivelarsi utili quando i mercati scendono. Le obbligazioni di elevata qualità hanno spesso contribuito a compensare la debolezza delle azioni, mentre i titoli orientati ai dividendi hanno talvolta tenuto meglio del mercato nel suo complesso. Nessuna delle due fonti di reddito elimina le perdite, ma insieme possono ridurre la dipendenza dall’apprezzamento dei prezzi azionari e rendere più regolare l’andamento dei risultati.
Le decisioni prese in occasione di brusche oscillazioni dei mercati possono lasciare un segno duraturo sui risultati di lungo periodo. Un approccio bilanciato non elimina la volatilità, ma può contribuire ad affrontare con maggiore semplicità le oscillazioni di mercato. Quando la concentrazione può celare rischi meno evidenti, una selezione attiva volta a creare equilibrio può contribuire a rafforzare la resilienza necessaria per affrontare il cambiamento.

