I rischi sembrano orientati verso un’ulteriore espansione della spesa pubblica in tutti gli scenari post elezioni. Raphael Gallardo, Chief Economist di Carmignac

Con il tasso di gradimento del presidente Trump che si aggira intorno al 38%, lo scenario politico sta sensibilmente cambiando in vista delle elezioni di midterm del prossimo novembre. Secondo le piattaforme di previsione dei risultati elettorali, come Polymarket, i Democratici hanno attualmente il 91% di probabilità di conquistare la Camera dei Rappresentanti e il 64% di ottenere la maggioranza al Senato, aprendo la strada a una possibile vittoria su entrambi i fronti.
Un simile risultato potrebbe avere conseguenze significative per le prospettive dei conti pubblici statunitensi. Attualmente, i conservatori sul fronte fiscale al Senato rappresentano un importante argine a ulteriori aumenti della spesa pubblica. Un cambiamento negli equilibri di potere potrebbe favorire un compromesso bipartisan, con i Repubblicani orientati a incrementare la spesa per la difesa e i Democratici a sostenere maggiori investimenti nella spesa sociale.
In questo scenario, l’impulso fiscale potrebbe passare da negativo a positivo, con una variazione potenziale nell’ordine dell’1% del PIL, man mano che la maggiore spesa pubblica si riflette sull’economia.
Ciò equivarrebbe ad aggiungere nuovi stimoli fiscali a un’economia che sta già crescendo a un ritmo sostenuto: secondo le stime di GDPNow, il PIL statunitense dovrebbe aumentare del 3,6% nel terzo trimestre. Dal punto di vista dei mercati, una crescita più robusta e maggiori utili societari creerebbero un contesto favorevole per gli asset rischiosi, in particolare per le azioni.
Il rovescio della medaglia riguarda il mercato obbligazionario. Se l’aumento della spesa non fosse accompagnato da adeguate coperture finanziarie, alla maggiore crescita si assocerebbero deficit pubblici più ampi e un incremento delle emissioni di Treasury. Insieme a possibili nuove pressioni al rialzo sulle aspettative d’inflazione, questi fattori potrebbero spingere ulteriormente verso l’alto i rendimenti obbligazionari, soprattutto quelli a lunga scadenza, anche perché la Fed potrebbe rivelarsi meno determinata di quanto dichiari nella lotta all’inflazione. In sintesi, una vittoria dei Democratici in entrambe le Camere sarebbe probabilmente positiva per le azioni, ma negativa per i titoli di Stato statunitensi a lunga scadenza.
Anche un eventuale rafforzamento dei Repubblicani non escluderebbe nuovi rischi sul piano fiscale
Lo stesso presidente Trump ha ipotizzato ulteriori misure a sostegno del reddito delle famiglie, tra cui un “dividendo” di 5.000 dollari per gli americani, una cifra enorme, pari a circa il 4% del PIL e superiore alla spesa per la difesa, l’assistenza sanitaria o la spesa per interessi sul debito pubblico. Sebbene sia opportuno valutare con cautela sia la concreta possibilità di attuazione sia le modalità di finanziamento di queste misure, l’orientamento complessivo della politica fiscale potrebbe comunque rimanere espansivo.
Il punto centrale, quindi, non è tanto chi prevarrà tra Democratici e Repubblicani, quanto la direzione della politica fiscale statunitense: in entrambi gli scenari, i rischi sembrano orientati verso un’ulteriore espansione della spesa pubblica. Ciò rafforza la nostra posizione prudente sui Treasury, soprattutto sulla parte lunga della curva dei rendimenti, pur potendo offrire ulteriore sostegno alla crescita nominale e agli asset rischiosi.

