Il dato sull’indice dei prezzi al consumo statunitense ha evidenziato un aumento dello 0,3% dell’inflazione core a settembre. L’analisi dell’economic team di Payden & Rygel

 

Tra le sue tre principali componenti, i prezzi dei beni e dei servizi non abitativi hanno continuato a mostrare persistenza, mentre la componente abitativa ha accelerato, contribuendo per circa la metà all’incremento mensile.

 

Al netto dell’anomalia di aprile, dovuta alla mancanza di dati, la componente degli affitti ha registrato il rialzo mensile più marcato dall’ottobre 2024. Una dinamica confermata anche dagli indicatori del mercato privato, come lo Zillow Rent Index, che segnalano un’accelerazione dei canoni negli ultimi tre mesi.

 

A destare maggiore preoccupazione è il fatto che, nel 2026, la componente abitativa sia stata l’unica tra le principali voci dell’inflazione a mostrare un rallentamento. Il suo peso è inoltre maggiore nel CPI core rispetto al PCE core, l’indicatore di riferimento della Federal Reserve. Di conseguenza, la moderazione dei costi abitativi ha contribuito a contenere il CPI core, alimentando tra alcuni investitori un maggiore ottimismo sul processo disinflazionistico rispetto a quanto suggerito dal PCE core.

 

Un’inversione di tendenza degli affitti rischierebbe quindi di spingere nuovamente al rialzo il CPI core, complicando ulteriormente il compito dei policymaker, già alle prese con le pressioni inflazionistiche misurate dal PCE core. È dunque prematuro dichiarare concluso il percorso di disinflazione e, di conseguenza, ritenere che i rendimenti obbligazionari abbiano già raggiunto il picco.