A colloquio con Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco

Per oltre un decennio l’America Latina è rimasta ai margini dei grandi flussi internazionali. Nel 2026 la direzione è cambiata. I fondi comuni e gli ETF azionari dedicati alla regione e domiciliati in Europa hanno raccolto 3,6 mld di usd netti (settembre 2025-settembre 2026). Quali i motivi alla base del rinnovato interesse?

Il ritorno degli investitori verso l’America Latina va inserito innanzitutto in un contesto più ampio di riscoperta dei mercati internazionali. Dopo oltre un decennio caratterizzato dall’eccezionalismo americano e dalla leadership delle mega-cap tecnologiche, le valutazioni elevate raggiunte negli Stati Uniti stanno spingendo gli investitori a cercare una maggiore diversificazione geografica.
Anche nei mercati emergenti, la performance si è in parte concentrata sui Paesi asiatici maggiormente esposti alla filiera dell’intelligenza artificiale. Oggi, tuttavia, iniziamo a osservare segnali di un progressivo ampliamento della leadership di mercato.
L’America Latina presenta oggi una combinazione interessante di valutazioni ancora contenute, politiche economiche relativamente più disciplinate e alcuni importanti driver strutturali. A questo si aggiunge un ciclo monetario che, soprattutto in Brasile, può diventare progressivamente più favorevole alla domanda domestica e agli asset finanziari, grazie allo spazio per una riduzione dei tassi d’interesse.
Anche la credibilità fiscale è importante: un quadro di politica economica percepito come più disciplinato può comprimere i premi per il rischio, favorire tassi reali più bassi e ridurre il costo del capitale. Quando le valutazioni di partenza sono poco esigenti, anche miglioramenti relativamente modesti delle aspettative possono tradursi in movimenti significativi dei prezzi.
All’interno della regione vediamo poi Brasile e Messico come due storie differenti ma complementari. Il Messico beneficia di fattori più strutturali: nearshoring, catene produttive profondamente integrate con gli Stati Uniti, consumi resilienti, crescita dei salari reali e un livello di penetrazione del credito ancora relativamente basso. Il Brasile presenta invece caratteristiche maggiormente cicliche, con valutazioni interessanti, potenziale supporto dalla discesa dei tassi e una forte esposizione a commodity ed energia.
Questo tema assume oggi una rilevanza crescente. La crescente domanda di infrastrutture fisiche legate ai data center, insieme alla transizione energetica e alla necessità di rendere le supply chain globali più resilienti, richiede grandi quantità di energia e materie prime. L’America Latina è quindi ben posizionata per beneficiare di alcuni dei cambiamenti strutturali che stanno ridisegnando l’economia globale. A nostro avviso, il ritorno dei flussi riflette la convergenza tra esigenze di diversificazione, miglioramento del contesto macroeconomico e trend strutturali di lungo periodo.
L’MSCI Emerging Markets Latin America ha guadagnato più del 30% negli ultimi dodici mesi, superando sia l’MSCI World sia l’S&P 500 nello stesso periodo. Ritenete che le valutazioni siano ancora appetibili nonostante la forte accelerazione?
Il rialzo è stato significativo, ma riteniamo che le valutazioni rimangano nel complesso interessanti, soprattutto se confrontate con quelle dei mercati sviluppati e in particolare degli Stati Uniti.
Il Brasile ne è un buon esempio. Nonostante il recupero del mercato, le valutazioni rimangono inferiori alle proprie medie storiche e i dividend yield continuano a essere elevati. Questo significa che il re-rating avvenuto finora non ha necessariamente esaurito il potenziale della regione. La questione decisiva, da qui in avanti, sarà però sempre meno la semplice espansione dei multipli e sempre più la capacità dei fondamentali di sostenere la crescita degli utili.
Un secondo elemento riguarda la composizione del mercato latinoamericano, molto diversa da quella degli indici statunitensi o asiatici. Energia, materiali, finanziari e società esposte alla domanda domestica hanno un peso rilevante e offrono driver di rendimento differenti rispetto alla tecnologia. Questo può essere particolarmente interessante nell’attuale fase di mercato, nella quale ci interroghiamo sia sulla sostenibilità della crescita degli utili di alcuni dei principali beneficiari degli investimenti in AI, sia sui multipli molto elevati che il mercato assegna loro. Con la leadership azionaria globale che tende ad ampliarsi, l’America Latina potrebbe essere uno dei beneficiari di questa rotazione.
Naturalmente la regione rimane esposta a volatilità politica, fiscale, valutaria e delle materie prime. Per questo riteniamo importante essere selettivi. Tuttavia, il punto centrale è che la forte performance recente non ha eliminato valutazioni relative interessanti né i potenziali catalizzatori macroeconomici. La regione non ci sembra quindi soltanto una storia di performance recente, ma una componente potenzialmente interessante di un portafoglio azionario globale ben diversificato.

