America latina: Il mix di fattori che sta spingendo i listini azionari della regione è molto più complesso. A colloquio con Paolo Enrico Monaco, Senior Portoflio Manager dell’area Equity Research & Portfolio Management di Eurizon

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Per oltre un decennio l’America Latina è rimasta ai margini dei grandi flussi internazionali. Nel 2026 la direzione è cambiata. I fondi comuni e gli ETF azionari dedicati alla regione e domiciliati in Europa hanno raccolto 3,6 mld di usd netti (settembre 2025-settembre 2026). Quali i motivi alla base del rinnovato interesse?

Il ritorno di interesse e dei flussi verso l’America Latina non è dovuto a un solo fattore, ma a un insieme di temi macroeconomici, geopolitici e di mercato. L’indebolimento del dollaro americano e la graduale normalizzazione dei tassi globali hanno migliorato le condizioni finanziarie di questi Paesi, che già avevano alzato i tassi molto prima delle economie avanzate per combattere l’inflazione. Questo potrebbe lasciare spazio per successivi allentamenti monetari, favorendo consumi, investimenti, utili societari e quotazioni azionarie.

La forte esposizione dell’America Latina alle materie prime ha rappresentato un vantaggio strutturale: rame, litio, minerali industriali, nonché petrolio e prodotti legati al settore agricolo. La regione sta assumendo un ruolo sempre più strategico come fornitore di energia e materie prime all’interno di temi globali quali transizione energetica e rete elettriche e intelligenza artificiale.

Un amplio riallineamento politico nella regione è stato, inoltre, un forte catalizzatore della rivalutazione dei mercati. Gli investitori stanno scommettendo su governi percepiti come più orientati al mercato e su possibili svolte favorevoli agli investimenti in diversi Paesi della regione. La maggiore disciplina fiscale e il rafforzamento della credibilità delle politiche economiche e monetarie sono importanti elementi che hanno contribuito alla rivalutazione dell’asset class.

Altro fattore è quello legato alla ristrutturazione delle catene di produzione mondiali, che ha aumentato il peso strategico della regione. Il Messico, in particolare, ha beneficiato del fenomeno del nearshoring verso il Nord America, mentre i Paesi sudamericani hanno rafforzato i rapporti commerciali con la Cina. Infine, nel 2025 e 2026 molti investitori hanno iniziato a diversificare i portafogli fortemente concentrati sulle mega-cap tecnologiche americane. La ricerca di aree con valutazioni più contenute ha favorito sia l’Europa sia i mercati emergenti, con l’America Latina tra i principali beneficiari.

L’MSCI Emerging Markets Latin America ha guadagnato più del 30% negli ultimi dodici mesi, superando sia l’MSCI World sia l’S&P 500 nello stesso periodo. Ritenete che le valutazioni siano ancora appetibili nonostante la forte accelerazione?

Nonostante il forte rialzo, le azioni latinoamericane continuano a trattare a uno sconto significativo rispetto ai mercati sviluppati.  Il Brasile, principale mercato della regione, tratta a multipli attraenti relativi ai mercati emergenti e, ovviamente, a quelli sviluppati oltre che a uno sconto superiore al 20% rispetto alla sua media storica. La ripresa di tale mercato passa però solo attraverso una maggiore credibilità fiscale, ovvero un miglioramento dei conti pubblici che potrebbe favorire un ulteriore calo dei tassi reali di lungo periodo e sostenere una ulteriore espansione dei multipli. Il Messico tratta a multipli più elevati anche in ragione di una maggiore qualità del listino.

Altri mercati della regione mantengono valutazioni attraenti, Colombia, Cile e Perù trattano sotto le medie storiche.

Dopo il rally dell’ultimo anno, anche legato a una situazione di eccessiva sottovalutazione, la futura performance della regione dipenderà probabilmente molto di più dalla capacità delle aziende di generare crescita degli utili.  Un quadro locale politico favorevole e la stabilità dei mercati finanziari globali sono condizione necessaria a che ciò possa verificarsi.