A colloquio con Alessia Berardi, Head of Global Macroeconomics, Amundi Investment Institute

Per oltre un decennio l’America Latina è rimasta ai margini dei grandi flussi internazionali. Nel 2026 la direzione è cambiata. I fondi comuni e gli ETF azionari dedicati alla regione e domiciliati in Europa hanno raccolto 3,6 mld di usd netti (settembre 2025-settembre 2026). Quali i motivi alla base del rinnovato interesse?

Oggi, l’America Latina gode di una posizione relativamente isolata in un contesto geopolitico che porta sempre maggiore volatilità. Innanzitutto, la regione è geograficamente distante dalle principali aree di conflitto e ha un’esposizione meno diretta alle criticità geopolitiche globali. Questo isolamento relativo rende l’area attraente dal punto di vista del rischio e, ancora meglio, la rende uno strumento di diversificazione di portafoglio.

Alessia Berardi

Allo stesso tempo, l’investimento nella regione offre un’esposizione a un insieme di fattori che possono migliorare la performance: il trend globale delle materie prime che favorisce i paesi esportatori e il trend delle riforme più specifico in alcuni paesi dell’area.

Per gli investitori globali, si aggiungono una bassa correlazione con i fattori che dominano la narrativa dei mercati globali e una diversificazione più granulare su valute, settori e differenti macro-regimi.

Nei trimestri passati, la regione ha dimostrato una resilienza notevole, attraversando relativamente indenne la guerra dei dazi, lo shock petrolifero e più recentemente il rialzo dei rendimenti obbligazionari. La crescita ha evitato ricadute recessive, l’inflazione si è comportata relativamente bene, le posizioni della bilancia commerciale sono rimaste generalmente solide grazie al supporto dei corsi delle materie prime.

Banche centrali indipendenti hanno tenuto a bada le interferenze delle politiche fiscali anche nei casi in cui la politica monetaria espansiva era dettata da considerazioni macroeconomiche. Per riassumere, la stabilità macro-finanziaria rimane intatta, gli squilibri sono limitati – con l’eccezione di tensioni fiscali in Brasile e in Colombia – e le politiche economiche sono accomodanti senza minacciare la stabilità finanziaria.

Il contesto politico è diventato più favorevole. Il recente ciclo elettorale attraverso la regione ha già prodotto una serie di risultati che sono apprezzati dal mercato.

Inoltre, diversi trend geopolitici stanno lavorando in favore dell’America Latina. La riconfigurazione delle catene di produzione più vicine agli Stati Uniti naturalmente favorisce il Messico mentre la transizione energetica e il ciclo dell’IA rinforzano la domanda di materie prime, sia metalli sia prodotti alimentari. L’esposizione dell’America Latina all’IA è molto particolare. La regione non è un produttore di IA ma è un fornitore importante tanto di energia scalabile e relativamente pulita quanto di metalli industriali critici e necessari per le infrastrutture per l’IA. La regione dovrebbe beneficiare dell’adozione dell’IA in settori come agroalimentare, logistica, minerali ed energetico. In breve, l’America Latina possiede quello di cui questo mondo in transizione ha bisogno ed è nella posizione di offrirlo.

L’MSCI Emerging Markets Latin America ha guadagnato più del 30% negli ultimi dodici mesi, superando sia l’MSCI World sia l’S&P 500 nello stesso periodo. Ritenete che le valutazioni siano ancora appetibili nonostante la forte accelerazione?

Nonostante il mercato azionario abbia già sovraperformato, la nostra posizione sulla regione rimane costruttiva grazie a valutazioni ancora ragionevoli, profitti in miglioramento e al ritorno dell’interesse da parte degli investitori stranieri. La regione riporta un prezzo su utili attesi a circa 9.5, circa il 13% al di sotto della sua media di lungo termine con una profittabilità che rimane elevata. La nostra preferenza si rivolge sempre più a nomi specifici in settori quali i finanziari, le utilities, il settore dei consumi e il real-estate (grazie ai tassi più bassi) e verso settori quali l’energia e le materie prime come generatori di liquidità.

Il Brasile continua a essere il nostro mercato preferito, grazie alle revisioni degli utili più positive, alle valutazioni più interessanti, a una politica monetaria che sta diventando più espansiva e alla sua esposizione all’energia e al settore alimentare. Le valutazioni rimangono interessanti, perché il rally è stato sostenuto da una forte crescita degli utili. È possibile una fase di consolidamento, ma il quadro di fondo rimane intatto e i profitti dovrebbero restare solidi, anche se con un ritmo di crescita più moderato. Il nuovo assetto politico e la posizione fiscale restano rischi da monitorare.

Il Messico sembra meno interessante a causa dell’incertezza relativa al trattato commerciale con gli Stati Uniti. In generale, rimaniamo selettivamente costruttivi sulla regione, con il Brasile che offre il miglior profilo rischio-rendimento.