Investire in America latina implica un approccio diversificato che tenga conto di un contesto disomogeneo. A colloquio con Fabrizio Santin, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management

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Per oltre un decennio l’America Latina è rimasta ai margini dei grandi flussi internazionali. Nel 2026 la direzione è cambiata. I fondi comuni e gli ETF azionari dedicati alla regione e domiciliati in Europa hanno raccolto 3,6 mld di usd netti (settembre 2025-settembre 2026). Quali i motivi alla base del rinnovato interesse?

L’America Latina ha beneficiato del ritorno d’interesse per i mercati emergenti e della ricerca di una maggiore diversificazione geografica dei portafogli. A sostenere l’attenzione degli investitori contribuiscono anche fattori specifici della regione: l’andamento delle materie prime, il calendario elettorale, l’evoluzione degli equilibri politici e il rinnovato coinvolgimento degli Stati Uniti nell’area.

Le valutazioni restano un elemento di richiamo, non soltanto per le azioni ma anche per le obbligazioni. Il quadro, tuttavia, varia sensibilmente da Paese a Paese e richiede un approccio selettivo. In Brasile, la vittoria di Lula al secondo turno ha colto di sorpresa buona parte degli investitori, convinti della vittoria di Bolsonaro. Il risultato implica tuttavia una minore certezza di aggiustamento fiscale e un deficit di fiducia che richiederà impegni concreti di politica economica. Il mercato ha reagito amplificando i premi di rischio, alcuni dei quali (obbligazioni locali) sono piuttosto interessanti.

L’MSCI Emerging Markets Latin America ha guadagnato più del 30% negli ultimi dodici mesi, superando sia l’MSCI World sia l’S&P 500 nello stesso periodo. Ritenete che le valutazioni siano ancora appetibili nonostante la forte accelerazione?

Il rialzo impone maggiore selettività, ma non significa necessariamente che le opportunità siano esaurite. Conta anche il punto di partenza delle valutazioni. In Brasile, per esempio, dopo la correzione post elettorale, l’indice Bovespa presenta un rapporto prezzo/utili intorno a 8/9 volte, ancora inferiore alla media degli ultimi dieci anni, pari a 10 volte.

Un altro elemento decisivo è la traiettoria dei tassi d’interesse. Nonostante l’avvio del ciclo di riduzione, il tasso di riferimento resta poco sotto il 15%, mentre i tassi reali superano il 9%: livelli che frenano l’attività economica. Un riequilibrio credibile dei conti pubblici potrebbe creare condizioni più favorevoli alla prosecuzione dell’allentamento monetario.

In questo scenario, le società più esposte alla domanda interna potrebbero beneficiare di una ripresa dell’attività. Il settore finanziario rappresenta uno dei principali canali per investire su questa prospettiva, anche grazie alla liquidità dei titoli.

Resta però essenziale non considerare l’America Latina come un mercato omogeneo. Un approccio multi-asset, che combini azioni e obbligazioni e mantenga flessibilità tra Paesi ed emittenti, consente di cercare opportunità nelle diverse fasi del ciclo e di diversificare le fonti di rendimento. Le valutazioni interessanti sono un punto di partenza, non una garanzia di rendimento.