Niente declassamento del giudizio creditizio dell’Europa a causa del coronavirus Covid-19. Lo ha stabilito S&P Global Ratings Services, dicendo di continuare a valutare gli effetti dell’epidemia sull’affidabilità creditizia dei sovrani della zona euro. Nel frattempo, l’agenzia americana ha in programma di seguire il calendario delle pubblicazioni programmate delle azioni di rating sui paesi.

Dal 2012, gli Stati membri dell’UE che hanno adottato l’euro hanno beneficiato delle misure di politica monetaria accomodante da parte della Banca Centrale Europea, che hanno facilitato l’indebitamento pubblico a tassi più bassi e l’allungamento delle scadenze. Dal 2018, quasi tutti gli Stati sovrani dell’area dell’euro si finanziano a tassi di interesse nominali inferiori sia all’inflazione sia al tasso medio effettivo sul loro debito in essere.

Da Bce e governi misure pro crescita in Europa

Per effetto delle politiche della Bce, le banche centrali nazionali sono creditori sostanziali dei governi della regione. E ad esempio, la Banca d’Italia detiene, secondo le stime, il 16,5% del debito pubblico lordo italiano a fine 2019. I limiti di acquisto di queste partecipazioni potrebbero, sotto costrizione, essere eliminati. Per garantire l’unicità della politica monetaria in tutta l’area dell’euro.

Al tempo stesso, le prospettive macroeconomiche dell’Europa per il 2020 sono molto incerte e in peggioramento. Prevediamo ora una crescita del PIL dell’Eurozona dello 0,5% a causa degli effetti del coronavirus. Considerato l’attuale significativo rallentamento, si ipotizza una ripresa verso la fine del 2020, in vista di un parziale recupero nel 2021. Sempre più spesso, il principale freno alla crescita è una combinazione di domanda esterna e interna vacillante e di interruzioni della supply chain.

Le misure ufficiali per limitare la mobilità volte a combattere la diffusione del coronavirus “trascineranno purtroppo ulteriormente al ribasso consumi e crescita”, dice l’agenzia. La quale si aspetta allo stesso tempo che la Bce, i governi dell’Eurozona e l’Eurogruppo prendano o continuino a prendere provvedimenti per contrastare il rallentamento della crescita.