Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik, consiglia titoli con bilanci forti, situazioni debitorie molto limitate e pochissima leva

“I tassi sono a livelli estremamente bassi in questa fase e nel lungo termine l’investimento azionario può essere considerato come un’alternativa ancora vincente rispetto ad altri strumenti, che ora non danno alcun tipo di rendimento”.

Dal coronavirus avremo impatti su un’attività economica che è già ferma nel nord Italia, che rappresenta oltre il 30% del Pil nazionale. E probabilmente il contagio andrà a espandersi anche in Europa. Bisognerà capire il danno a livello di Pil da questa situazione. Se l’attività ripartirà fra tre mesi, passata l’emergenza, avremo un buco di Pil di un semestre. Se invece per ripartire ci vorranno altri sei mesi, il buco sarà di nove mesi o un anno. Ora il mercato sta scontando sei mesi di inattività produttiva, quindi un semestre bruciato. Se la situazione si protrarrà, avremo un effetto ancora più lungo.

A questa situazione si è aggiunto il tema del petrolio, che è devastante non solo per l’industria petrolifera ma per tutto l’indotto e per il credito, che dovrà subire le sofferenze prodotte dal settore.

In generale, l’unica grande distinzione fra azionario Italia ed europeo è il peso dei finanziari. L’azionario italiano è sbilanciato prevalentemente verso i titoli bancari e finanziari e una situazione di questo tipo, con un effetto congiunto coronavirus-petrolio, ha un effetto molto forte visto che impatta sul credito, con i rischi legati ai finanziamenti concessi all’industria petrolifera e al suo indotto. Questo potrebbe portare a mancati pagamenti, possibili default dei titoli esposti all’industria petrolifera e crediti in sofferenza che si riverseranno sui bilanci delle banche dal secondo semestre di quest’anno o dal primo semestre 2021.

“Sull’azionario italiano si prospetta un’altissima volatilità”, spiega Scauri. “In una prima fase, come già avvenuto negli scorsi giorni, ci saranno vendite generalizzate sui future su titoli e settori. A livello di gestione attiva bisognerà cercare di selezionare i titoli che hanno bilanci forti, situazioni debitorie molto limitate, con pochissima leva e business model resilienti nel lungo termine di fronte a un calo importante della domanda. Dopo la prima ondata di vendite guidate da future, bisognerà essere molto selettivi nell’individuare le società che avranno meno problemi e che non dovranno ricorrere ad aumenti di capitale”.