AXA IM, analisi su QE, debito pubblico

Valutando il possibile percorso di ripresa dal Covid-19, è importante tenere presente in che termini la crisi attuale si diversifica dallo shock subito dai mercati nel 2008/2009 e capire in che modo ciò condizionerà il ritorno alla crescita. A confronto con la bolla tecnologica del 2000 e la crisi dei mutui subprime del 2008, all’inizio del 2020 non c’era alcun segnale che il mercato avesse improvvisamente rivalutato la sua percezione dei prezzi.

Ci trovavamo nel bel mezzo di una fase rialzista durata undici anni, favorita dai bassi tassi di interesse e dall’abbondante liquidità, grazie ai piani di quantitative easing coordinati su scala globale.

A differenza del 2008, questa è una crisi esogena, non riguarda un’anomala valutazione fondamentale dei prezzi degli strumenti finanziari né esprime un profondo divario tra gli operatori del mercato. I rischi endogeni come quelli emersi in precedenza sono difficili da affrontare poiché possono rendere estremamente fragile la struttura fondamentale dei mercati.

Il settore bancario era uscito confuso e disorientato dalla crisi del 2008/2009, mentre nel 2020 è apparso solido e reattivo.

La situazione patrimoniale delle banche era maggiormente preparata a eventuali shock grazie all’incremento del capitale obbligatorio e alle nuove norme e politiche a sostegno degli istituti finanziari e dei loro clienti.

Con la diffusione della pandemia da coronavirus, il settore finanziario ha beneficiato di aiuti considerevoli da parte dei governi e delle banche centrali. La risposta coordinata è stata straordinaria e ha contribuito a sostenere i mercati e a conservare la liquidità, ma il successo dei piani di salvataggio dipenderà dall’evoluzione della pandemia.

premi di rischio nella fase 3: di Chris Iggo, CIO Core Investments di AXA Investment Managers, sul debito pubblico italiano, sulla crisi e gli investimenti
Chris Iggo, CIO Core Investments di AXA Investment Managers

Chris Iggo, CIO Core Investments, ha commentato: “Quando c’è una crisi, le cose inevitabilmente cambiano. Le fragilità del sistema economico vennero messe a nudo dalla crisi finanziaria nel 2008, e lo stesso è accaduto con il coronavirus nel 2020. La sfida per i gestori degli investimenti dopo il 2008 fu la necessità di adattarsi a un contesto normativo in rapido cambiamento. L’attenzione si concentrò principalmente sul miglioramento della governance nell’intera industria dei servizi finanziari.

Tali sviluppi hanno fatto aumentare i costi e la conformità alle regole.

Col tempo, probabilmente, hanno accelerato il passaggio verso gli investimenti responsabili. La crisi odierna è iniziata al di fuori del sistema economico. Tutte le imprese si sono trovate in difficoltà e chiaramente il costo umano è stato enorme, come non si era visto nel 2008. Eppure, da un certo punto di vista, oggi ci sono più opportunità rispetto ai giorni bui che seguirono il tracollo di Lehman Brothers e la conseguente recessione. Come investitori, noi puntiamo sempre più sugli investimenti responsabili.

La pandemia ci ha fatto riflettere sulle minacce alla nostra stessa esistenza, ma anche sul valore del benessere dell’uomo e della diversità. Sia nel 2008 che oggi si sono resi necessari interventi considerevoli da parte del governo per impedire che una bruttissima situazione peggiorasse ulteriormente.

Le conseguenze di tali interventi continueranno a influenzare le decisioni di politica economica in futuro.

Io sono però fiducioso che le opportunità emerse dalla necessità di concentrarci sulla salute, sulla tecnologia e su modelli di consumo e imprenditoriali che cambiano consentiranno al settore della gestione patrimoniale di continuare a prosperare. Non ho mai pensato, durante le ultime settimane, che il nostro settore fosse spacciato, mentre è la sensazione che molti di noi provarono all’apice della crisi finanziaria.