L’opinione a caldo di tre case di gestione del risparmio
Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm, ha commentato:
“La notizia della convocazione di Draghi al Quirinale ha sicuramente avuto un impatto significativo sui principali indicatori italiani.
In una giornata ieri che ha visto tutti i listini europei in verde (influenzati anche dalle chiusure asiatiche e d’Oltre Oceano) il rendimento del FTSE MIB è superiore al 2%. Con un distacco considerevole rispetto alle altre Borse europee.
Anche guardando al mercato obbligazionario gli spread hanno subíto un restringimento considerevole (circa 0.10%) continuando un trend che era già in essere da marzo e portando il decennale italiano a circa 0.55%.
La reazione di mercato, dunque, c’è stata ed è stata positiva.
Agli investitori la notizia sembra piacere. Ricordiamo, però, che a seguito della crisi di governo gli spread avevano subito un analogo allargamento e il FTSE MIB una simmetrica sottoperformance.
Capiamo dunque che probabilmente ciò che piace agli investitori è soprattutto la possibilità di una risoluzione e di un ritorno alla stabilità di governo, necessaria anche per non dissipare gli aiuti derivanti dal Recovery Fund.
Nel medio termine un effetto positivo potrebbe essere rappresentato dalla capacità (o dalla percezione che ne hanno gli investitori) di Draghi di sfruttare la sua autorità. E la sua capacità negoziale a livello europeo per facilitare il dialogo sul programma di investimenti europeo, rafforzando la relazione tra i paesi core dell’Eurozona.
Nel lungo periodo, qualora la percezione del sistema italiano da parte degli investitori tornasse a livelli pre-2008, ci potremmo aspettare una sovra-performance dei BTP rispetto a obbligazioni governative di altri Paesi, grazie al potenziale restringimento degli spread (0.15% pre-crisi) e a una componente cedolare più elevata.
Scenario auspicabile ma difficile da prevedere in un contesto condizionato da una pandemia globale e livelli di indebitamento che porteranno nuove sfide (politiche ed economiche) nei prossimi anni. L’effetto sul FTSE MIB invece, data la composizione settoriale di quest’ultimo, ci sembra più legato alla campagna vaccinale che non agli sviluppi politici, anche se ovviamente le due cose sono interconnesse”.
Fabio Castaldi, Investment manager di Pictet Asset Management, ha aggiunto:
“Il fallimento del tentativo di mediazione del Presidente della camera Fico nel dar vita a un nuovo governo politico ha prodotto il risultato più gradito per chi investe nelle attività finanziarie del nostro Paese.
Di fronte all’alternativa del ricorso al voto anticipato in un contesto sanitario, economico e politico difficilissimo, la scelta del presidente Mattarella è stata obbligata. Un governo istituzionale guidato da una personalità con una reputazione internazionale di primissimo livello, politicamente super partes per fronteggiare le sfide della crisi economico/sanitaria. E per ottimizzare l’utilizzo dalle risorse del Next Gen EU nell’avviare il processo di ricostruzione/modernizzazione del Paese.
L’impatto sui mercati finanziari è evidente sin dall’apertura: spread BTP/Bund in netto calo in prossimità dei 100 punti base e indici azionari italiani in forte recupero con titoli bancari sugli scudi.
Sul BTP le prospettive più favorevoli possono far ipotizzare una convergenza (ancorché non completa) verso i rendimenti dei titoli governativi spagnoli che trattano, al momento, ad uno spread di 60 punti base contro il Bund tedesco.
Ipotizziamo quindi un’ulteriore compressione dello spread BTP/Bund fra i 20 e i 30 punti base con obbiettivo l’area 70/80 bps.”
Adrian Hilton, Responsabile tassi e valute globali di Columbia Threadneedle Investments, conclude:
“La nomina di Mario Draghi a primo ministro italiano è una buona notizia per i mercati finanziari, che bramano soprattutto la stabilità politica e che ricordano positivamente il suo periodo come Presidente del consiglio direttivo della BCE.
Nel caso riuscisse a formare una maggioranza per il suo governo tecnico, ci sarà allora una continua stabilità dei prezzi dei BTP, specialmente alla luce di un supporto continuo agli asset purchase programmes della Banca Centrale Europea.
È naturale che il tumulto delle ultime due settimane abbia causato un po’ di nervosismo nel mercato. Anche perché lo spread del BTP si era stretto come non accadeva da diversi anni e molti investitori temevano la volatilità politica e di mercato, proprio come nel 2018.
Anche considerando il successo della transizione verso un governo Draghi, rimangono incertezze sul futuro a breve termine, sia per quanto riguarda l’uso del Recovery Fund sia per il roll-out del piano di vaccinazione per Covid-19. E soprattutto per il loro impatto sulla crescita del PIL.
Nonostante ciò, queste incertezze rimangono probabilmente in secondo piano rispetto alla riduzione del rischio politico. Abbiamo mantenuto le nostre posizioni di sovrappeso sui BTP, con la convinzione che nuove elezioni fossero e restino improbabili.
Potrebbe essere difficile ottenere un’ulteriore stretta dello spread, ma rimane comunque un minor rischio di un allargamento significativo. Nel frattempo, i BTP continuano a offrire un carry interessante nell’Eurozona.”

