Manteniamo un portfolio equilibrato, allineato agli obiettivi politici cinesi a lungo termine e ai temi legati alla “prosperità comune”. Jan Boudewijns head of emerging markets equity di Candriam

Abbiamo assistito a numerosi episodi in cui la politica è intervenuta creando scompiglio e ribassi improvvisi sulle azioni cinesi. Credete che questo possa far vacillare la fiducia degli investitori esteri, preoccupati che questi non siano episodi isolati?
Gli investitori stranieri si sono concentrati a lungo – a volte anche troppo a lungo – sui dati di crescita per valutare le migliori opportunità di investimento in Cina.
Nonostante le cose siano andate così per molto tempo, negli ultimi anni il mercato è stato maggiormente guidato dalla politica poiché le autorità si sono concentrate di più sulla qualità della crescita piuttosto che sulla quantità, ponendosi come obiettivo di lungo termine l’eliminazione della povertà e un riequilibrio dell’economia, allontanandosi dalle industrie inquinanti e dai prodotti a basso valore aggiunto, in direzione di un aumento dei consumi.
Xi Jinping ha da poco (in modo abbastanza sorprendente) avviato un nuovo cambiamento di politica e ha lanciato una serie di importanti misure per “porre rimedio” ad alcuni squilibri nella società cogliendo di sorpresa gli investitori e il mercato, che l’anno scorso, dopo il rapido recupero dalla crisi provocata dal Covid-19, era andato in rally.
Il nuovo contesto politico è più concentrato sulla stabilità finanziaria, sul miglioramento della qualità della vita delle famiglie, sulla stabilizzazione del settore degli alloggi e sulle tematiche dell’ESG e della de-carbonizzazione, sull’autosufficienza tecnologica, dando invece meno peso ai numeri della crescita. Anche se nel lungo termine si tratta di tematiche positive, questa nuova fase normativa – sommata alle tensioni con gli Stati Uniti (e con gli alleati), a una certa stretta al credito e ai recenti eventi, come il caso Evergrande e i tagli all’energia – sta avendo un impatto evidente e immediato sulla crescita economica.
Pertanto, gli investitori dovranno adattarsi alla nuova direzione politica proposta, chiamata “prosperità comune“, che sarà più orientata agli aspetti sociali piuttosto che alla sola crescita, anche se quest’ultima dovrà rimanere abbastanza forte per garantire stabilità sociale e raggiungere gli obiettivi finali.
Alla luce degli ultimi accadimenti, quali sono le vostre scelte di asset allocation sul mercato azionario cinese e quali prospettive delineate nel medio termine?

Non sorprende che, oltre a tutti i fattori che hanno influenzato il mercato azionario cinese nel corso del trimestre, il recente crollo di Evergrande e la crisi dell’energia e dell’approvvigionamento energetico abbiano aumentato la crescente incertezza sulle traiettorie di crescita e inflazione (stagflazione) dell’economia cinese e del regime politico.
Il sentiment del mercato verso la Cina è vicino ai minimi, e gli investitori aspettano con impazienza di avere maggiore visibilità sul futuro: crescita e inflazione, politica e regolamentazione, ma soprattutto un segnale dal governo sulla disponibilità a tranquillizzare il mercato, attraverso un accomodamento della policy, la soluzione armoniosa del problema di Evergrande e della carenza di energia.
Poiché Xi Jinping sta cercando di essere rieletto il prossimo anno – la stabilità sociale rimarrà il driver principale per lo slancio riformista del governo. Nel frattempo, le valutazioni hanno di nuovo raggiunto livelli più interessanti, dopo i massimi toccati all’inizio dell’anno.

