Secondo Emanuele Maria Carluccio, docente di economia degli intermediari finanziari all’Università di Verona, presidente di Efpa Europe e membro del Comitato scientifico di Efpa Italia, la professione di consulente finanziario si trova in un momento molto critico. In un’intervista sull’ultimo numero di Fondi&Sicav, ha affermato che le nuove normative sulla trasparenza dei costi, il successo di prodotti con commissioni vicine allo zero, come gli Etf, e la grande diffusione di piattaforme, di social e della tecnologia gestita direttamente dall’investitore rappresentano una minaccia quasi esiziale per la professione. Che oltretutto è portata avanti da persone che hanno un’età media di oltre 52 anni e che, in buona parte, andranno presto in pensione.

Dall’altro lato, però, il ricambio dei giovani è ancora minimo e non sempre le società fanno il massimo per inserirli nelle reti. L’inizio, infatti, è spesso scoraggiante e la moria (in senso professionale, ovviamente) di giovani consulenti alle prime armi è forte.

Su questi e altri problemi ha risposto Francesco Zingoni, coordinatore del Comitato nazionale di Anasf giovani, consulente di Azimut, con laurea in economia all’università di Firenze, un corso in finanza manageriale alla London School of Economics and Political Science e un executive master in diritto tributario alla 24 Ore Business school. E, chiaramente, non poteva mancare la certificazione di Efpa Esg advisor. In sostanza, ha asserito che c’è ancora spazio per affermarsi partendo da zero, ma occorrono forti investimenti per la propria formazione e la consapevolezza che si tratta di una corsa di lunga durata, una vera e propria maratona.

Quanti anni ci vogliono per un giovane a mettere insieme un portafoglio di almeno 10 milioni?

«Per consolidare un patrimonio di questa entità sono necessari almeno tre anni. Naturalmente, faccio riferimento a professionisti caratterizzati da determinazione, adeguata preparazione e che operano con metodo e dedizione costante. La media della dimensione del portafoglio complessivo, secondo l’ultima indagine condotta sugli associati dal Centro studi e ricerche Anasf, è 42 milioni di euro. I clienti oggi sono più informati e più esigenti. La fiducia tra consulente e cliente richiede una costruzione graduale e articolata. È indispensabile una vera pianificazione finanziaria, competenza in materia fiscale, previdenziale e successoria. Sono necessarie le certificazioni, come quelle fornite da Efpa, e soprattutto quella capacità relazionale che quasi nessuna università insegna. Eppure, proprio come accade alle startup, coloro che superano i primi anni più complessi, costruiscono una carriera solida e gratificante, sia dal punto di vista umano, sia economico. È una professione per imprenditori di sé stessi, non per chi ricerca stabilità immediata. Un giovane laureato in giurisprudenza non si aspetta di diventare un avvocato con uno studio rinomato in pochi anni; lo stesso vale per il commercialista. Non è diverso per il consulente finanziario».

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