L’economia statunitense al centro della scena a Jackson Hole. I commenti degli esperti di Amundi, Twenty Four Am e Carmignac
Guy Stear, head of developed markets strategy di Amundi investment institute, in previsione della riunione di Jackson Hole
I mercati azionari sono migliorati notevolmente dopo il sell-off di agosto e l’S&P è quasi tornato ai massimi di metà luglio. Tuttavia, le aspettative sui Fed funds sono ancora inferiori di circa 25 pb rispetto a metà luglio. Prevediamo che la Fed taglierà i tassi di 75 pb da qui alla fine dell’anno, con tagli successivi di 25 pb a ogni riunione della Fed, e ci aspettiamo che il presidente della Fed continui a segnalare che un primo taglio dei tassi è previsto a settembre. Tuttavia, c’è la possibilità che gli investitori rimangano delusi dai commenti, se ci dovessero essere riferimenti alla vischiosità dell’inflazione. Se i 2 anni statunitensi dovessero tornare a salire al 4,2%, dall’attuale 4,05%, sarebbe una buona opportunità per aumentare le posizioni lunghe sulla parte a breve della curva dei tassi statunitense.
George Curtis, portfolio manager, Twenty Four Asset Manager
Il titolo del Simposio Economico di Jackson Hole di quest’anno – essenzialmente un breve campo di vacanza per gli economisti e i banchieri centrali di tutto il mondo – è “Rivalutare l’efficacia e la trasmissione della politica monetaria”, una domanda importante vista la notevole resistenza che le economie dei mercati sviluppati hanno dimostrato al ciclo di rialzo dei tassi d’interesse più drastico degli ultimi quarant’anni.
L’evento clou della due giorni è il discorso del presidente della Federal Reserve statunitense, Jerome Powell, in programma venerdì. Il mercato, ovviamente, esaminerà le parole di Powell alla ricerca di qualsiasi indicazione sul suo pensiero dopo il sell-off e la successiva ripresa innescata dai dati sul mercato del lavoro all’inizio del mese, e su cosa potrebbe significare per l’imminente decisione sui tassi alla riunione politica della Fed di settembre. Dato che il mercato dei futures attualmente prevede circa 95 punti base di tagli entro la fine dell’anno e che ci sono solo tre riunioni della Fed in quel periodo, la domanda più urgente per gli investitori è se la Fed potrebbe iniziare il suo ciclo di tagli il mese prossimo con un taglio di 25 o 50 punti base.
L’enigma per la Fed ruota principalmente intorno alla disoccupazione. I dati dell’inizio del mese hanno mostrato che il tasso di disoccupazione statunitense è salito a un 4,3%, più debole del previsto, a 0,9% dai minimi del ciclo e sufficiente a far scattare la cosiddetta Regola di Sahm. Sebbene il recente aumento del tasso di disoccupazione sia certamente fonte di preoccupazione per la Fed, questa potrà trarre conforto dal fatto che il recente indebolimento non è stato solo funzione di una domanda di lavoro più debole (i tassi di posti vacanti e di assunzione sono scesi, ma non in modo marcato), ma anche di un’offerta di lavoro più forte, dato il più alto tasso di partecipazione in prima età dal 2001 e gli alti livelli di immigrazione. Inoltre, i dati al di là del mercato del lavoro rimangono solidi. L’indice ISM dei servizi ha registrato un forte rimbalzo a luglio, dopo un giugno poco incoraggiante, e in particolare la componente occupazionale ha battuto le aspettative. I dati sulle vendite al dettaglio hanno battuto le aspettative anche la scorsa settimana, con il gruppo di controllo (che entra nelle stime del PIL) allo 0,3% dopo un forte 0,9% registrato il mese precedente.
I discorsi della Fed dopo i dati sulla disoccupazione sono stati generalmente misurati, come ci si poteva aspettare. È chiaro che alcuni membri della Fed mantengono un orientamento inflazionistico da falco, con Mary Daly, Raphael Bostic e Jeff Schmid che si sono concentrati sull’inflazione piuttosto che sui dati sul lavoro nei loro recenti commenti. La Fed non vorrà fare nulla per riaccendere i timori sull’inflazione, in particolare con il Core PCE (la misura preferita dalla Fed) che si aggira al di sopra dell’obiettivo del 2%. Ma con un’inflazione che si sta ampiamente comportando da sola (i dati dell’IPC core della scorsa settimana hanno mostrato uno 0,165% mese su mese per luglio, portando il tasso annualizzato a tre mesi al 2%), la Fed non vorrà nemmeno ostacolare l’economia più del dovuto, con i tassi ancora al 5,5%. Powell ha definito la Sahm Rule una “regolarità statistica” piuttosto che un segnale di recessione durante la riunione politica del mese scorso, ma la Fed sarà consapevole del fatto che una volta che il tasso di disoccupazione inizia a salire, può essere molto difficile fermarlo.
A nostro avviso, i dati finora disponibili indicano un’economia in rallentamento ma ancora in crescita e ci aspettiamo che Powell lo sottolinei venerdì. Non pensiamo che escluderà un taglio di 50 punti base, soprattutto se si considera che prima della riunione di settembre è previsto un altro rapporto sul mercato del lavoro, e la nostra ipotesi di base rimane quella di un taglio di 25 punti base.
Poiché i funzionari della Fed non hanno cambiato tono dopo i deboli dati sui salari non agricoli che hanno scatenato il sell-off, è possibile che l’azione dei prezzi continui a retrocedere verso i livelli prevalenti a metà-fine luglio. L’indice azionario S&P 500 ha annullato le sue perdite da un mese all’altro e gli spread del credito hanno quasi fatto lo stesso. I rendimenti dei titoli di Stato, tuttavia, rimangono vicini ai minimi del mese, quindi o Powell convaliderà questa visione più ribassista o i titoli di Stato sono destinati a cedere parte dei guadagni realizzati nelle ultime settimane.
Kevin Thozet, membro del Comitato Investimenti di Carmignac
Lo stato precario dell’economia statunitense emerge con forza all’approssimarsi di Jackson Hole, l’annuale incontro dei banchieri centrali in Wyoming. Gli occhi degli investitori saranno fermamente puntati su Jerome Powell che venerdì presenterà il suo aggiornamento.
L’economia statunitense sta rallentando. I consumatori stanno riducendo la spesa, ma non si sono ancora fermati del tutto, e non è ancora chiaro se il mercato del lavoro stia rallentando o stia vivendo qualcosa di più significativo. E, con l’inflazione dei produttori e dei consumatori che si avvicina o è già vicina al target della Federal Reserve, è probabile che la banca centrale statunitense segnali la fine del proprio periodo di attendista, aprendo la strada a un allentamento di alcune restrizioni di politica monetaria.
Dopo aver mantenuto i tassi di interesse ai massimi da 20 anni per oltre un anno, ci si aspetta che Powell dia il via libera a una riduzione dei tassi nella riunione del 18 settembre. Questo potrebbe segnare l’inizio di un ciclo di allentamento monetario, con un taglio dei tassi di 25 punti base per ogni meeting fino alla fine dell’anno. Powell ha agito con cautela, probabilmente per evitare continui cambi di rotta, che avrebbero potuto minare la fiducia dei consumatori e danneggiare l’economia. Ora che tutte le condizioni sembrano essere favorevoli, la Fed spera di poter iniziare un vero e proprio ciclo di allentamento, senza dover ricorrere a interventi sporadici o a una singola azione.
Per quanto riguarda una possibile recessione negli Stati Uniti, crediamo ancora che possa essere evitata. Le banche, allentando i criteri per i prestiti e riducendo i tassi ipotecari, stanno già anticipando le mosse della Fed, e questo dovrebbe aiutare l’economia. Tuttavia, è iniziata una sorta di corsa tra le dinamiche recessive (come la creazione di meno posti di lavoro e dati economici deludenti) e l’allentamento della politica monetaria. Il risultato dipenderà da quale tra queste due forze prevarrà. Per ora, l’incertezza politica interna e la crescente probabilità di un governo diviso dopo le elezioni di novembre fanno sì che gran parte del lavoro ricada sulla politica monetaria.
La Fed, riconoscendo la moltitudine di fattori di rischio in gioco, si è già spostata verso un approccio più “bilanciato” al proprio doppio mandato di occupazione e stabilità dei prezzi. Quindi, dato il contesto economico attuale, ci aspettiamo che l’istituzione dipenda sia dall’evoluzione fiscale sia dagli sviluppi del mercato del lavoro, dopo i primi graduali tagli di 25 punti base.
A questo punto, il principale rischio risiede nell’apparente divergenza tra ciò che si prevede che Powell segnali in termini di ritmo (un taglio iniziale, seguito da una serie di tagli assicurativi di 25 punti base) e ciò che alcuni partecipanti al mercato si aspettano (un taglio di 50 punti base per la riunione di settembre – che troviamo ottimista dato lo stato dell’economia). Powell, consapevole di questa dicotomia – e del delicato stato dei mercati – sceglierà senza dubbio le proprie parole con saggezza.
Nel complesso, ci si aspetta che i mercati azionari reagiscano positivamente a qualsiasi indicazione e conferma che l’allentamento della politica monetaria negli Stati Uniti stia per iniziare, specialmente quei cosiddetti “proxies obbligazionari” tipicamente presenti nel settore sanitario, dei beni di consumo o immobiliare. Mentre i mercati dei titoli di Stato potrebbero raffreddarsi, dato che nutrono speranze relativamente elevate sulla possibilità che la Fed attui un taglio importante già a settembre.

