Oltre al Pce sarà pubblicato il dato sul Pil Usa nel quarto trimestre. L’analisi settimanale dei mercati finanziari a cura dell’advisory di Cassa Lombarda

Macro review

Guardando all’Italia, Prometeia ha rivisto leggermente al rialzo le stime relative al Pil italiano per quest’anno a +0,5% dal +0,4% stimato lo scorso dicembre. Gli investimenti del Pnrr “dovrebbero sostenere la crescita nel 2024, compensando il calo degli investimenti nell’edilizia abitativa che deriverà dalla fine dell’incentivo del Superbonus del 110%”, si legge nel report. In US, i verbali della FED hanno sostanzialmente rispettato le attese senza fornire indicazioni di maggiore rigore della banca centrale: i dati pubblicati la scorsa settimana hanno mostrato che sia i prezzi alla produzione che quelli al consumo negli Stati Uniti sono aumentati più del previsto a gennaio, mentre uno dei membri della Fed, Mary Daly, ha dichiarato che c’è ancora “altro lavoro da fare” per riportare l’inflazione al livello target del 2% della banca centrale Usa. I dati sul mercato del lavoro USA di giovedì hanno mostrato che le richieste settimanali di disoccupazione sono diminuite inaspettatamente, indicando la continua resilienza del mercato del lavoro, un fattore che invita la Fed ad una maggior prudenza.

Azioni

Nuovi massimi storici o pluriennali registrati in settimana per S&P500, Dow Jones, Nikkei 225, Taiwan, Eurostoxx 50, Eurostoxx 600, Dax, Cac 40. Il FtseMib di Milano ha guadagnato il +3,05% su base settimanale, portandosi su nuovi massimi degli ultimi quindici anni a 32.700 punti. Wall Street sugli scudi con la trimestrale di Nvidia, che ha mostrato numeri da record grazie agli sviluppi dell’intelligenza artificiale. Il titolo ha raggiunto una market cap di 1.970 miliardi di dollari, terza al mondo dopo Microsoft e Apple. Inoltre, in una sola seduta, ha incrementato il valore di mercato per 320 miliardi di dollari, una cifra che corrisponde circa alla metà del valore di tutta Piazza Affari. Sulle borse non si vede ancora nessun segnale di inversione del trend rialzista, ma potrebbe essere saggio cominciare a portare un po’ di “fieno in cascina”, come condiviso anche durante l’ultimo Comitato Investimenti.

Obbligazioni

Settimana di assestamento per i bond governativi, con il Treasury decennale che chiude la settimana al 4,25%, Bund al 2,36%, BTP al 3,80%, lo spread BTP/Bund è sceso a 143 punti base per la prima volta in due anni. I mercati monetari hanno ridimensionato a meno di un punto percentuale le aspettative di un taglio dei tassi da qui a fine anno, solo a metà febbraio, prima dei dati sull’inflazione Usa, si scommetteva su una mossa complessiva da 130 punti base, mentre nei primi giorni di febbraio i tassi impliciti incorporavano un taglio da 150 punti base. Questa fase di consolidamento è una buona occasione per accumulare posizioni, specie nel caso di strappi al rialzo dei rendimenti decennali.

Valute e materie prime

L’Indice Bloomberg delle Commodity chiude la settimana in leggero ribasso, dall’8 gennaio ad oggi non si è mai mosso più di un punto percentuale nell’arco di una seduta. Il Gas TTF europeo ha segnato nuovi minimi da due anni e mezzo a 23,20 euro/mwh, da inizio anno -30%. Il Petrolio chiude la settimana in calo (-2,51%), secondo i media israeliani, il gabinetto di guerra del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha approvato l’invio di negoziatori ai colloqui di tregua che si terranno venerdì a Parigi mentre cresce la pressione in Medio Oriente. Oro in guadagno su base settimanale (+1,08%). Le prospettive rimangono deboli, poiché una serie di segnali indica che il taglio dei tassi non è così imminente. Il governatore della Fed, Christopher Waller, ha affermato che la banca centrale non ha fretta di tagliare i tassi di interesse, dato che l’inflazione rimane vischiosa. Il quadro delle materie prime rimane depresso. Sul fronte valutario, il Dollaro chiude la settimana in rosso di circa mezzo punto, dopo cinque positive di seguito. Lo scenario di tassi più alti più a lungo depone a favore del dollaro.

Outlook

L’attenzione è concentrata sui dati dell’indice dei prezzi PCE statunitense – l’indicatore d’inflazione preferito dalla Fed – che saranno pubblicati giovedì. Si prevede che la lettura offra ulteriori indizi sull’inflazione negli Stati Uniti dopo una serie di letture difficili per dicembre e gennaio. Anche diversi funzionari della Fed parleranno più avanti questa settimana e si prevede che ribadiranno in gran parte le prospettive della Banca Centrale per tassi più alti per un periodo più lungo, in mezzo alle preoccupazioni per l’elevata inflazione. Oltre ai dati PCE, questa settimana è prevista anche una seconda lettura del PIL Usa del quarto trimestre, che dovrebbe mostrare un certo rallentamento della crescita economica degli Stati Uniti, ma non in una misura tale da giustificare tagli anticipati dei tassi di interesse.