Weekly Newsletter di Cassa Lombarda: l’analisi settimanale dei mercati finanziari a cura dell’Advisory
Macro review
Settimana delle Banche Centrali. Lato Usa, la FED ha lasciato fermi i tassi di interesse per la terza volta consecutiva al 5,25-5,5%. La banca centrale ha sorpreso il mercato, segnalando la probabilità di tre tagli dei tassi l’anno prossimo.
Jerome Powell ha dichiarato durante la conferenza stampa che i rialzi dei tassi sono “probabilmente finiti”, in quanto “l’inflazione si è attenuata nell’ultimo anno, anche se rimane superiore al nostro obiettivo del 2% nel lungo periodo”. Interpellato dai giornalisti sul taglio tassi, il governatore ha risposto affermando che la riduzione del costo del denaro sarà decisa in caso di recessione.
Sul fronte BCE, la Lagarde è stata molto più cauta della Fed nelle anticipazioni sulle prossime mosse di politica monetaria, glissando sui tagli al costo del denaro. Come da previsioni, invece, ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, su quelle di rifinanziamento marginale e sui depositi rispettivamente a 4,50%, 4,75% e 4%.
“I tassi di interesse sono a livelli che, se mantenuti per un periodo sufficientemente lungo, contribuiranno in modo sostanziale al raggiungimento dell’obiettivo del 2%” cita il comunicato.
Azioni
Wall Street ha messo a segno sette rialzi consecutivi con il Nasdaq, sei S&P 500 (+2,49% S&P 500, +2,85% Nasdaq 100), guidato dall’approccio accomodante delle due principali banche centrali, anche se, è bene ricordarlo, hanno comunque messo in guardia dai facili entusiasmi.
Il Nasdaq si è portato su nuovi massimi da aprile 2022, confermando la rottura della resistenza a 14.500 punti, mentre l’S&P500 ha confermato la rottura della resistenza a 4.500 punti e ormai si trova a circa due punti percentuali dal suo record storico del gennaio 2022 a 4.818 punti.
Il Dow ha superato per la prima volta in assoluto i 37.000 punti. La nuova prospettiva sui tassi sta rivitalizzando il comparto delle mid/small cap che ha ampiamente sottoperformato nel 2023: l’indice Russell 2000 ha chiuso la settimana in rialzo del +5,55%, vicino alla soglia psicologica dei 2mila punti per la prima volta da luglio, mentre il nostro Ftse STAR ha chiuso in rialzo la settimana del +4,58%.
Obbligazioni
I toni dovish della FED hanno dato forte supporto al mercato obbligazionario, con i Bond che hanno chiuso la settimana mettendo a segno un sostanzioso rally. Il rendimento del Treasury a dieci anni si è attestato al 3,91% in chiusura di settimana, e quello a due anni a 4,44%. Bund decennale a 2,01%, livello più basso da marzo, BTP decennale a 3,72%, livello più basso da gennaio. Il BTP decennale ha chiuso la terza settimana positiva di seguito (+2,86%), evento che non si verificava dal maggio. Le dichiarazioni di Powell offrono un solido supporto a un ulteriore recupero del mercato obbligazionario globale, fatto salvo che l’inflazione torni ad alzare la testa così da rimettere in discussione la politica monetaria della FED.
Valute e materie prime
Il Petrolio chiude la prima settimana positiva dopo sette consecutive in ribasso, grazie anche alla discesa messa a segno dal Dollaro. Secondo l’EIA, il consumo mondiale aumenterà di 1,1 milioni di barili al giorno (bpd) nel 2024, +130.000 bpd rispetto alla previsione precedente.
Il quadro rimane debole, ma l’approdo sul primo forte supporto verso 75/70 usd ha fatto scattare gli acquisti sulla debolezza in ottica di lungo periodo. L’Oro mette a segno un bilancio del +0,75%: le decisioni di Bce e Fed hanno infatti rinvigorito il metallo prezioso che però continua a trattare sotto area 2.100 USD, primo vero livello di resistenza.
Sul fronte valutario, l’Euro ha guadagnato verso Dollaro a valle delle decisioni della BCE. Ha pesato il fatto che nella riunione non si sia assolutamente discussa l’ipotesi di “riduzione dei tassi”. Lo Yen giapponese è sui massimi da quattro mesi mettendo a segno la quinta settimana positiva di seguito (+1,93%), con la speculazione contro lo Yen tramortita dalle nuove prospettive dipinte dalla FED.
Outlook
Le attese maggiori riguarderanno le rilevazioni su inflazione (martedì arriverà quella dell’Unione europea, mercoledì quella dalla Gran Bretagna) e prezzi alla produzione oltre alle cifre che testeranno la fiducia dei consumatori in questo ultimo scorcio di 2023. Da segnalare, per chi segue l’andamento dell’economia nazionale, le giornate di giovedì e venerdì, quando Roma alzerà il velo su prezzi alla produzione (novembre) e produzione costruzioni (ottobre), sul fatturato industria (ottobre) e, soprattutto, sulla fiducia di imprese e consumatori (dicembre).

