A colloquio con Edoardo Fontana Rava, direttore servizi di investimento e assicurativi di Banca Mediolanum
PREMESSA E NECESSARIO INQUADRAMENTO DEL CONTESTO
Il sistema pensionistico italiano è stato al centro di molte riforme nel corso degli ultimi 30 anni.
Storicamente, l’Italia adottava un sistema retributivo, in cui l’importo della pensione era calcolato in base alle retribuzioni percepite negli ultimi anni di lavoro (solitamente più alte), indipendentemente dai contributi effettivamente versati.
Con la riforma Dini, il nostro Paese ha introdotto il sistema contributivo, oggi in vigore per tutti i lavoratori che hanno iniziato a versare i contributi dopo il 1° gennaio 1996. Nel sistema contributivo:
• ogni anno, i contributi versati vengono accantonati in un montante contributivo;
• questo montante viene poi convertito in rendita al momento della pensione, utilizzando alcuni coefficienti di trasformazione che tengono conto dell’età di pensionamento e della speranza di vita.
ALCUNE CONSIDERAZIONI DI BASE
• La pensione non dipende dalla retribuzione finale, ma dai contributi versati durante la carriera lavorativa e dal coefficiente che verrà utilizzato (influenzato, tra gli altri, dall’aspettativa di vita).
• Viene penalizzato chi ha carriere discontinue (ad esempio contratti a termine, periodi di disoccupazione), chi ritarda l’ingresso nel mondo del lavoro oppure chi vuole andare in pensione anticipatamente
Più a lungo si lavora, più si versa e maggiore sarà l’importo della pensione
TASSO DI SOSTITUZIONE ANCHE AL 50%
Oggi, con il sistema contributivo, per i giovani lavoratori il tasso di sostituzione potrebbe essere al momento della pensione anche intorno al 50%.
In pratica, chi oggi guadagna 1.500 euro netti al mese rischia di ritrovarsi con una pensione inferiore a 800 euro. Per questo motivo, è indispensabile costruirsi un salvadanaio da utilizzare anche al momento della pensione.


