Banche Centrali: con l’affievolirsi delle tensioni geopolitiche, il focus si sposta sulle scelte delle politiche monetarie e sulle differenze fra le varie aree geografiche. Rocco Bove, Head of Fixed Income di Kairos Partners Sgr

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Con la tensione sul petrolio che sembra destinata a diminuire in virtù dell’accordo sullo stretto di Hormuz raggiunto fra Stati Uniti e Iran, il focus dei mercati si sposta inevitabilmente sulla funzione di reazione delle Banche centrali e sulla persistenza delle tensioni sui prezzi legati all’energia.

Sul fronte delle Banche centrali appare evidente come esistano delle profonde differenze fra gli attori principali: Federal Reserve e Banca Centrale Europea, ad esempio, sembrano destinate a seguire pattern diversi nei tempi e nei modi di questo rinnovato sforzo per riportare le dinamiche dell’inflazione su binari più in linea con i rispettivi obiettivi.

Le divergenze fra le linee delle due Banche Centrali saranno poi amplificate dalle differenze nel ciclo economico sulle due sponde dell’Oceano Atlantico: a fronte di un mercato del lavoro molto tonico e di un ciclo ancora brillante negli Usa, il Vecchio Continente registra una crescita economica modesta, in ulteriore rallentamento in conseguenza delle pressioni sul fronte energetico.

Dal punto di vista dei tassi rimaniamo molto costruttivi sulle scadenze intermedie delle curve europee mentre sulle scadenze più lunghe siamo più cauti, con una preferenza per gli strumenti inflation-linked.

ll credito continua a mostrare fondamentali estremamente solidi accompagnati da una rinnovata forza data da fattori tecnici; le dinamiche del mercato primario rafforzano il quadro positivo, con volumi in crescita e un allargamento anche a emittenti più piccoli sulle scadenze più lunghe. Manteniamo la preferenza per i corporate hybrids e i subordinati finanziari; sul mondo High Yield siamo positivi, ma restiamo guidati da grande selettività.

Infine, l’accordo fra Usa e Iran e la descalation delle tensioni in Medio Oriente riporta interesse sul segmento dell’obbligazionario dei Paesi emergenti (sia in valuta forte che in valuta locale) a fronte di fondamentali in miglioramento.