I commenti degli esperti di Axa Im research e abrdn in vista delle comunicazioni di politica monetaria della Federal Reserve

Gilles Moëc, AXA group chief economist and head of AXA IM Research

Dopo il rialzo dovish ben congegnato della scorsa settimana, riteniamo che la BCE, come la Fed, abbia ormai raggiunto il “picco dei tassi” e ci aspettiamo che questa settimana anche la Bank of England si unirà al club con un ultimo rialzo di 25 punti base. 

Tuttavia, tutte e tre le banche centrali ribadiranno di essere dipendenti dai dati e non esiteranno a ricorrere a nuovi rialzi se necessario. Anche negli Stati Uniti, dove la decelerazione dell’inflazione core è più avanzata, la Fed non può ignorare alcuni deboli ma scomodi segnali che indicano che la pressione sui prezzi rimane troppo forte. Jay Powell questa settimana dovrà “fare un discorso da falco” pur restando sulle sue posizioni, e ci aspettiamo che il FOMC lasci aperta la possibilità di un ulteriore rialzo per il 2023, anche se non riteniamo che sarà necessario agire in tal senso, data la nostra previsione di una fine d’anno piuttosto mediocre per la crescita degli Stati Uniti. Potrebbero inoltre verificarsi interessanti cambiamenti nella valutazione del FOMC sul tasso di policy di “lungo periodo”. Tutto ciò prolungherebbe il recente andamento dei mercati, che prezzano meno tagli per il 2024. Il mercato non ha modificato il suo giudizio sulla BCE per la fine del prossimo anno, e riteniamo abbastanza azzardato il 50% di probabilità di un taglio dei tassi già a marzo 2024. Secondo le nostre stime il primo taglio dei tassi non dovrebbe avvenire prima di giugno 2024 (quindi con una probabilità molto inferiore al 100%).

In linea di principio, un approccio che prevede “tassi sufficientemente alti a lungo” dovrebbe essere meno dannoso per l’economia rispetto a una traiettoria che prevede “tassi sempre più alti”, che poi probabilmente dovrebbe essere seguita da tagli di emergenza (una “Table Mountain” piuttosto che un “Matterhorn”, per usare la suggestiva immagine di Huw Pill, il Chief Economist della BoE), ma purtroppo è difficile valutare in tempo reale se una banca centrale non si sia già spinta troppo oltre. Considerato l’attuale andamento delle due economie, ci sembra che il rischio sia più elevato nell’Eurozona che negli Stati Uniti. 

All’altro estremo dello spettro monetario, ci aspettiamo che la Bank of Japan continui a seguire la propria traiettoria, molto particolare, senza modificare la politica o le indicazioni di questa settimana.

James McCann, vicecapo economista di abrdn, in vista della riunione della Fed 

La Fed probabilmente deciderà di mantenere i tassi invariati, dopo averli già incrementati in undici delle ultime dodici riunioni di politica monetaria. Sulla scia di questo rapido aggiustamento, la banca centrale americana è chiaramente intenzionata a procedere con maggiore cautela per meglio valutare la risposta dell’economia a questi rialzi dei tassi. Finora le notizie sono state positive, con un chiaro rallentamento dell’inflazione, un mercato del lavoro sano e una crescita positiva. In effetti, la Banca centrale USA sembra sempre più ottimista sulla possibilità di un soft landing.  

Tuttavia, sebbene il presidente Powell possa riconoscere questi segnali incoraggianti, una parte del suo messaggio di questa settimana verterà sul fatto che il lavoro non è ancora terminato. Certo, c’è ancora molta strada da fare prima che la Fed possa essere sicura che l’inflazione stia tornando a livelli sostenibili, e questo non è ancora il momento di cantar vittoria. Infatti, i “dot plot” aggiornati, ossia le previsioni sui tassi d’interesse da parte dei singoli membri del Fomc, probabilmente indicheranno ancora l’intenzione, a livello mediano, di alzare di nuovo i tassi quest’anno. L’idea che una pausa, questo mese, preannunci la fine del ciclo di rialzi è controversa.

Il messaggio più sfumato del presidente Powell indicherà che le decisioni della Fed continuano a dipendere dai dati. I recenti sviluppi hanno lasciato alla banca centrale un margine di manovra per valutare l’andamento dell’economia, e le sue prossime mosse dipenderanno dall’andamento dell’inflazione e della crescita nei prossimi mesi. Ulteriori buone notizie sul fronte dell’inflazione potrebbero rendere superfluo un ultimo rialzo, ma sospettiamo che una serie di dati più solidi sull’inflazione, insieme a un’attività ancora solida, possa rendere necessario un ultimo rialzo nel corso dell’anno.

Al netto dei vari aggiustamenti, il mercato osserverà i segnali di politica monetaria per il 2024 e il punto di vista della Fed sul livello dei tassi a lungo termine. È probabile che la Fed continui a segnalare un certo allentamento nel 2024, anche se potenzialmente inferiore ai 100 punti base di tagli previsti nella riunione di giugno, data la forza dell’attività economica di quest’anno. Un tale messaggio su tassi più alti più a lungo sarebbe in contrasto con i mercati che attualmente prezzano un allentamento ancora maggiore nel 2024.

È possibile che la visione della Fed sui tassi a più lungo termine – quelli che mantengono l’economia a livelli costanti di crescita e inflazione – si sia rafforzata. Tuttavia, data la notevole incertezza che regna intorno ai cosiddetti tassi neutrali, non siamo convinti che la Fed esprimerà una visione diversa in questo momento. In effetti, le sue opinioni sono rimaste notevolmente stabili dal 2019, riflettendo probabilmente questa incertezza. Un cambiamento al rialzo sarebbe un segnale da falco per il percorso dei tassi di interesse a breve e lungo termine.