La Bce non seguirà la Federal Reserve nel rinunciare alla visione dell’inflazione transitoria. Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments

La Fed ha iniziato ad aggiustare la sua visione sull’inflazione. L’evidenza ha costretto il presidente della Fed Powell a rinunciare a etichettare l’inflazione come “transitoria”. A novembre il dato complessivo per l’euro zona è balzato ad un massimo del 4,9% rispetto allo scorso anno.

Gli aumenti dei prezzi si stanno diffondendo in diversi settori e ad ottobre i prezzi alla produzione sono avanzati del 21,9% su base annua. Considerando anche i prezzi delle importazioni in aumento (8,2% anno su anno a settembre), è evidente che sta emergendo un’ulteriore pressione inflazionistica.

Tuttavia è improbabile che la BCE segua il cambiamento della retorica sull’inflazione della Fed nella riunione del 16 dicembre. I funzionari della BCE hanno infatti continuato a sottolineare che continuano a valutare l’attuale picco di inflazione come transitorio per la ben nota trinità legata all’effetto base (confronto con il dato molto basso dell’anno precedente), ai prezzi energetici più alti e ai colli di bottiglia nella produzione.

Per il resto, le pressioni salariali sono ancora contenute e le aspettative di inflazione ancorate. Tuttavia, la BCE dovrà aggiornare le sue proiezioni d’inflazione e i membri del Consiglio direttivo sottolineano sempre di più i rischi al rialzo, con gli effetti di secondo ordine come un segnale chiave da monitorare. In conclusione, un rialzo dei tassi nel 2022 è ancora altamente improbabile, ma il nostro scenario base di tassi invariati nel 2023 è sempre più a rischio.