Nonostante il rallentamento della crescita e l’incertezza geopolitica, non mancano le opportunità” è la sintesi dell’Outlook 2025 di William Davies, global Cio di Columbia Threadneedle Investments

COSA ACCADRÀ NEL 2025

La crescita nel 2024 è stata generalmente più elevata delle attese, ma con delle chiare divergenze d’intensità tra paesi: gli Stati Uniti sono stati molto più forti del Regno Unito, di Eurozona e del Giappone. Per Columbia Threadneedle, un simile andamento è atteso anche per il prossimo anno, nonostante l’intensità della ripresa americana sia più modesta rispetto a quella del 2024. Inoltre, è possibile che queste ultime aspettative, dopo le elezioni presidenziali, possano essere riviste al rialzo grazie a una potenziale riduzione della pressione fiscale e a un ipotizzabile allentamento della regolamentazione.  Detto ciò, sul resto del mondo incombono le incertezze delle nuove politiche commerciali della futura amministrazione americana e la scure dei dazi. Tariffe commerciali e sanzioni tendono a provocare ritorsioni e hanno il potenziale di trasformarsi in una spirale. Ed è proprio per queste ragioni che un punto di domanda per il nuovo anno, secondo l’asset manager, sarà se le previsioni del Pil Us saliranno, ma non quelle delle altre economie, che potrebbero subire delle ripercussioni per le nuove politiche della Casa Bianca. Per quanto riguarda la Cina, nello specifico, oltre a essere la nazione su cui si potrebbero concentrare le misure commerciali americane, Columbia Threadneedle vede, a tendere, un indebolimento del trend di crescita: il settore immobiliare e gli investimenti fissi che avevano sostenuto fortemente il Pil del Paese non ricoprono più lo stesso ruolo e il Pil potrebbe attestarsi, a tendere, intorno al 4%.

AZIONARIO

Il 2024 è stato un anno guidato dalle aspettative legate al consenso macroeconomico e alle decisioni delle banche centrali. Columbia Threadneedle ritiene che i rischi e le opportunità per il prossimo anno non saranno dissimili da quello in corso: l’andamento dell’economia e i rischi geopolitici continueranno a occupare la mente degli investitori. A ciò si aggiungono le politiche che adotterà il nuovo governo americano; questi elementi condizioneranno il sentiment degli investitori. Guardando ai fondamentali, l’asset manager rileva che le società mostrano un migliorato livello di efficienza operativa, fattore che ha permesso loro di navigare attraverso i rischi geopolitici e le ha rese più resilienti e pronte anche a un aumento dei dazi: sono in una condizione migliore a quella del 2016, durante il primo mandato di Trump. Inoltre, le previsioni di crescita degli utili negli Stati Uniti per il 2025 rimangono ottimistiche, intorno al 15%. Le stesse multinazionali americane, più esposte ai mercati esteri, hanno condotto una vera e propria riorganizzazione della loro catena di fornitura.  Indubbiamente, le valutazioni negli Usa sono elevate, soprattutto se si considera il P/E, mentre risultano più ragionevoli in termini di price/cash flow e price/sales. Le indicazioni sono di rimanere investiti nell’asset class. Gli Stati Uniti restano il mercato più dinamico in termini di diversità delle aziende, con alcune delle imprese più avanzate nel settore dei semiconduttori, dell’intelligenza artificiale e dell’AI generativa. Ci sarà un momento in cui il mercato statunitense sarà troppo costoso, ma è più probabile che la sottoperformance si verifichi quando altre regioni cresceranno più rapidamente. Ad esempio, se il mercato europeo dovesse registrare una crescita più sostenuta, apparirebbe attraente perché molto più economico. A livello pratico, però, non ci aspettiamo che questo accada. La Cina, dal canto suo, ha deluso le aspettative nel 2024 e, nonostante al momento siano in arrivo misure di stimolo, ci domandiamo se ciò basterà ad alimentare una crescita economica più elevata e sostenibile. Se a ciò si aggiungono le sfide demografiche e le incertezze sui dazi e sul commercio globale, i rischi non mancano.

OBBLIGAZIONARIO

Secondo Columbia Threadneedle, molte economie globali hanno subito lo stesso shock inflazionistico a partire dal 2023, ma ora si sta assistendo ad approcci divergenti alla ripresa e alla crescita economica. La Bank of Japan rimane l’unica eccezione, avendo aumentato i tassi di 25 punti base a luglio. La Banca Centrale Europea è stata la prima a muoversi, con due tagli dello 0,5%, mentre la Bank of England ha optato per un approccio più cauto, poiché l’elevata crescita dei salari resta fonte di preoccupazione. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve ha iniziato il suo ciclo di allentamento in ritardo, ma lo ha fatto con un taglio più aggressivo da 50 punti base, seguito da un’ulteriore riduzione di 25 basis point a novembre. Per il momento sembra che la Fed sia riuscita ad ottenere un “atterraggio morbido”, ma continua a monitorare attentamente il mercato del lavoro alla ricerca di eventuali segnali di persistente debolezza. I fattori che hanno pesato sul mercato obbligazionario durante il periodo di aumento del costo del denaro sono ora diventati favorevoli venti di coda: i tassi d’interesse saranno più bassi, o almeno stabili, fungendo così da supporto al mercato obbligazionario.

Il mercato del credito vede un contesto in cui i fondamentali sono migliorati. L’asset manager sottolinea che, ad esempio, nel caso delle obbligazioni Ig, l’Ebitda margin (22%) degli emittenti è vicino al massimo dell’ultimo decennio e la leva finanziaria è prossima ai minimi dello stesso lasso temporale. Lo scenario attuale è tale per cui essere bullish sui bond può avvenire contestualmente a una lettura ottimistica dell’andamento economico, con  i rendimenti che sono attrattivi sia nell’ambito dei titoli di credito sia in quello dei governativi. Tuttavia, soprattutto per la prima asset class, sarà più che mai necessario essere selettivi, visto la dispersione presente all’interno dei diversi settori.

DEFICIT: UNA PREOCCUPAZIONE PER IL NUOVO ANNO

I deficit di bilancio non sono per ora preoccupanti. Le principali economie globali – Stati Uniti, Regno Unito, Giappone e gran parte dell’Europa – presentano deficit del 5%-6% (nonostante il teorico limite del 3% per i paesi dell’UE), livelli gestibili in presenza di tassi d’interesse bassi. Al contrario, se i deficit dovessero continuare a crescere e i tassi non scendere come previsto, il finanziamento diventerà sempre più problematico. Quando questo aspetto passerà in primo piano, diventerà un fattore in grado di influenzare anche l’andamento dei mercati.