Annunciata a Consulentia 2025, l’Ai proprietaria di Anasf è da allora in fase di sperimentazione e addestramento. Il responsabile tech dell’Associazione spiega a che punto è il progetto e come questa nuova dirompente tecnologia stia ridisegnando il lavoro del consulente

È attualmente una delle questioni più dibattute che sta investendo l’attività dei consulenti finanziari: l’intelligenza artificiale. Si può dire che in qualche maniera sta ridisegnando la professione. Da un lato aiuta sicuramente il professionista a gestire tutta una serie di problemi che gli hanno sempre complicato la vita (scadenze, contabilità, impegni presi, ecc.): l’intelligenza artificiale si comporta come una qualsiasi brava e velocissima segretaria e, in parte,  anche come un commercialista; di conseguenza ben venga. Ma dall’altro lato l’Ai sta facendosi largo anche come supporto strategico del consulente: in pratica è in grado di costruire un portafoglio molto velocemente e di sostituirsi all’advisor nel suo lavoro con l’investitore. Ma c’è di più: il cliente, che fino a ieri aveva la massima fiducia nel suo professionista, si presenta con maggiore frequenza all’incontro con un portafoglio già realizzato dalla sua intelligenza artificiale. È grosso modo ciò che avviene ai medici, che si vedono arrivare il paziente con la diagnosi già fatta dall’Ai e con la sola richiesta dei medicinali necessari a rendere esecutivo il responso uscito dal computer, saltando di fatto di colpo il vero ruolo del clinico.

Arriva Rosebud

Silvio Iacomino, del comitato esecutivo, AnasfIn occasione del convegno di Consulentia, a marzo 2025, l’Anasf ha annunciato un sistema di Ai di nome Rosebud che sarebbe stato integrato nei digital asset dell’Associazione e messo a disposizione degli associati. Un anno dopo, a Consulentia 2026, è arrivata la presentazione in anteprima del progetto, con la finalità dichiarata di semplificare il lavoro dei soci e accompagnarli nelle loro attività. L’annuncio del 2025 nasceva dentro un convegno (Aiconomy) dedicato all’equilibrio tra innovazione e regole. Il presidente Luigi Conte aprì i lavori con un proprio avatar generato in video, che esaltava la perfezione e l’assenza di errori dell’Ai: una provocazione costruita per mostrare i rischi dei fake video.

La logica associativa era leggibile: se i 13 mila iscritti avessero usato comunque strumenti di intelligenza artificiale, sarebbe stato meglio offrire loro uno strumento realizzato dall’’Associazione, dentro un perimetro controllato, invece di lasciare spazio all’improvvisazione dei singoli con l’utilizzo di strumenti generalisti su dati della clientela. Da allora, però, di Rosebud non si è saputo più molto e Fondi&Sicav ha sentito

Silvio Iacomino, del comitato esecutivo, Anasf e responsabile dell’area innovazione digitale, intelligenza artificiale e sviluppo sostenibile, per capire quale sia lo stato dell’arte dell’Ai targata Anasf e sul non facile rapporto tra consulenti e questa nuova dirompente tecnologia. In pratica, come l’utilizzo dell’Ai sta cambiando la professione?

«È indubbio che il supporto offerto dall’Ai generativa nel sintetizzare grandi quantità di dati, effettuare ricerche, personalizzare la comunicazione, come anche nella preparazione degli incontri può essere significativo», esordisce Iacomino. «Lo svolgimento di attività ripetitive, poi, resta utile nel liberare la risorsa più preziosa che abbiamo: il tempo. Tempo da destinare all’ascolto, all’analisi dei bisogni e alla costruzione di una relazione ancora più profonda con il cliente. Analizzando questi aspetti appare chiaramente che l’Ai è uno strumento che aiuta a dare valore al servizio di consulenza. Parallelamente, però, aumenta la responsabilità. Bisogna avere la capacità di valutarne criticamente i risultati, verificare sempre le fonti, riconoscerne i limiti e comprendere come una risposta apparentemente plausibile, possa non essere sufficientemente affidabile».

Un percorso difficile

Non si tratta però di un percorso facile per una categoria che non sempre ha molta dimestichezza con i livelli tecnologici più avanzati: «Da qui, in effetti, nasce la necessità di nuove competenze per il consulente finanziario. Competenze di natura culturale, metodologica, professionale e non solo, o unicamente, di natura informatica», risponde Iacomino.

«Conoscere il funzionamento essenziale di questi sistemi è il presupposto necessario per utilizzarli in modo consapevole. È imprescindibile, dunque, una formazione adeguata su questi temi per sbloccare il pieno potenziale della tecnologia che il consulente ha a disposizione. Uno strumento che rende ancora più evidente la differenza tra il “semplice” accesso a un’informazione rispetto alla capacità di trasformarla in una scelta coerente con la vita, gli obiettivi e la situazione concreta di un cliente».

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