“Preparati a una nuova musica”, questo è il motto scelto dall’ottava edizione di Consulentia 2022, l’evento pensato per i consulenti finanziari dall’Anasf, a Roma al Parco della Musica, con un grande successo di pubblico: soltanto il primo giorno sono stati presenti oltre 3 mila visitatori.
Si tratta della prima edizione in presenza dal febbraio 2020, mentre il mondo stava cambiando radicalmente, forse per sempre. Da allora siamo entrati in un nuovo paradigma, di cui tutti avremmo fatto volentieri a meno e che un po’ ha guastato il clima di festa che doveva contrassegnare la riapertura della manifestazione dal vivo, ma che purtroppo non si può ignorare.
Proprio nelle ultime settimane, infatti, la professione di consulente finanziario sta andando incontro a sfide e trasformazioni destinate a renderla ancora più complessa. Innanzitutto l’attuale generazione di professionisti si trova a dovere per la prima volta gestire per i propri clienti pressioni inflazionistiche serie. Il combinato di due anni di pandemia, con tutto ciò che ha significato a livello di problemi di gestione delle catene di approvvigionamento, e l’invasione russa dell’Ucraina hanno portato a un tale rialzo dei prezzi da costringere le maggiori banche centrali del pianeta, Fed in primis, a condannare l’economia globale a un periodo di recessione, di cui oggi non si possono quantificare né la durata né l’intensità.
Una sfida culturale
La conseguenza del nuovo trend è che chi opera nel campo della consulenza finanziaria si trova a gestire il più acuto mercato ribassista del reddito fisso da decenni a questa parte. Nel nostro Paese, in particolar modo il fenomeno assume i contorni di una sfida, anche culturale, enorme, data l’importanza che gli asset reali e l’obbligazionario storicamente hanno sempre rivestito nella composizione della ricchezza privata italiana. Il cosiddetto new normal, la prolungata e costante fase di lenta crescita economica priva di inflazione sostanziale, vista dal 2010 in poi (e già in nuce fin dagli anni ‘80), aveva fatto sì che ogni fenomeno di allargamento dei premi al rischio e di irripidimento delle curve costituisse un’occasione d’oro per aumentare il peso dell’esposizione nel reddito fisso a spread con relativamente poco rischio.
Oggi, invece, questa gigantesca asset class è, almeno per il momento, essenzialmente frequentabile solo attraverso «una limitata esposizione alla duration e per mezzo di titoli inflation-linked», afferma Natale Borra, head of distribution per l’Italia di Fidelity International, intervistato da Fondi&Sicav a Consulentia 2022. Non solo, con ogni probabilità la professione di consulente finanziario appare destinata a incorporare una serie di competenze forse in precedenza lontane dal core del proprio bagaglio professionale. In particolare, oggi un professionista della consulenza deve essere in grado di analizzare una situazione geopolitica destinata a permanere per anni tesa e difficile.
Filiere più corte
Ancora Borra ricorda: «La guerra fra Russia e Ucraina segna la fine di decenni di globalizzazione, almeno nei termini in cui l’abbiamo conosciuta. Stiamo andando incontro a una situazione che vedrà filiere più corte e minori flussi di scambi di merci, servizi e capitali. Ciò avrà un costo non indifferente, rendendo l’inflazione un fenomeno meno passeggero rispetto a quanto si pensava fino a poco tempo fa». In pratica il consulente finanziario del futuro opererà in un ambiente più volatile e con banche centrali molto meno ben disposte, in un mondo in costante trasformazione tecnologica, politica e sociale. Ma proprio l’insorgere di queste difficoltà renderà sempre più strategica la sua posizione di advisor capace di gestire i portafogli dei risparmiatori.
E qui emerge con grande veemenza uno dei grandi temi di questa edizione di Consulentia, come emerge dal materiale che si trova in tutti gli stand, dai dibattiti organizzati nel corso della tre giorni e nei discorsi che si possono ascoltare: la continuazione della transizione verso un’economia sostenibile. La contingenza di questo 2022 ha visto una grande e comprensibile sovraperformance dei titoli legati all’oil&gas, che ha in qualche maniera reso più difficile il lavoro di chi aveva puntato nei portafogli dei clienti su un futuro sempre meno sottoposto all’energia tradizionale. Però, il consulente finanziario dovrà essere capace di fare valutazioni di ampio respiro che vanno al di là dei meri dati macro e finanziari. In questo senso l’importanza di nuovi modelli di produzione energetica va a intersecarsi con la necessità di mettere in sicurezza gli approvvigionamenti di cui necessitano le industrie europee.
Un ruolo chiave
La questione della sostenibilità ambientale e sociale è dunque collegata con diversi altri grandi temi, come ad esempio la cybersecurity. Campo in cui peraltro l’Italia ha necessità di recupero non da poco, visto che nel 2021 nel nostro paese sono stati spesi in questo ambito 1,55 miliardi, pari a circa lo 0,07% del Pil, un valore che ci pone in fondo alla lista dei paesi avanzati.
Non a caso i lavori di questa edizione di Consulentia sono stati aperti da una conferenza incentrata sulle testimonianze di giovani eccellenze italiane, conferenza in cui fra gli altri sono intervenuti Luigi Conte, presidente dell’Anasf, e Paolo Taticchi, docente di strategia aziendale e sostenibilità all’University College London. Senza ipotizzare irrealistici ritorni all’autarchia, sarà però necessario coltivare quanto più possibile una base locale di talenti imprenditoriali allo scopo di diminuire quanto più possibile i rischi sistemici. In questo senso i consulenti finanziari si posizioneranno in un ruolo chiave, coordinando e indirizzando il risparmio degli italiani verso i progetti e i prodotti più innovativi. È un processo che è in corso già da tempo e che la pandemia di Covid19 ha evidenziato in maniera chiara.

