La scelta di uno strumento Esg in qualche maniera porta il rapporto tra advisor e investitore su un piano abbastanza diverso rispetto alla tradizionale visione strettamente finanziaria che solitamente contraddistingue il dialogo tra le due parti.
Ne parliamo con Maurizio Carelli, consulente finanziario di Copernico Sim.
Nel momento in cui un cliente sceglie un prodotto Esg, prova un plus di soddisfazione rispetto a un investimento tradizionale? Fornire una consulenza che preveda questo tipo di criteri rende più stretto il rapporto tra consulente e cliente?
«Prima di tutto penso che la consulenza finanziaria rappresenti ancora un mercato di offerta piuttosto che di domanda. Ciò per dire che la proposta di investire in prodotti Esg a oggi parte dal consulente piuttosto che da una richiesta del cliente, salvo i casi in cui si abbia davanti una persona attenta a questa tematica. Detto ciò, ho notato che, a parità di investimento, quindi di asset e rischiosità del prodotto, il cliente predilige uno strumento Esg piuttosto che uno tradizionale.
Fornire una consulenza che prevede questi criteri certamente rafforza il rapporto tra consulente e cliente, in quanto fa percepire a quest’ultimo una maggiore attenzione e preparazione dell’advisor rispetto a temi di estrema attualità».
L’Esg è una scelta che viene fatta da ogni tipo di cliente o ci sono elementi come l’età, la cultura, l’ampiezza del portafoglio o altro che caratterizzano l’investitore che punta sull’Esg?
«Nella mia esperienza ho visto persone più o meno giovani attente ai prodotti Esg, indipendentemente anche dalla dimensione del portafoglio. Molto più importante, tra queste variabili, certamente è la cultura e l’attenzione che il cliente mette in campo nei gesti quotidiani. Chiaro che il ruolo del consulente è spiegare bene l’importanza della sostenibilità dell’investimento, poiché la percezione errata che può avere il cliente è che in tutti i contesti il prodotto Esg rende di più anche nel breve periodo rispetto a un prodotto tradizionale»

