Apertura negativa per borse europee. Attesa produzione industriale Eurozona. In uscita oggi pomeriggio i dati sull’inflazione negli Stati Uniti relativa al mese di settembre. Aggiornamento sui mercati a cura di UniCredit

L’agenda macro di oggi, mercoledì 13 ottobre, ha pochi spunti significativi. Sul
fronte europeo, prevista nel corso della mattina la produzione industriale
dell’Eurozona. Inoltre, nel mese di agosto la produzione manifatturiera in
Regno Unito è cresciuta dello 0,5% rispetto al mese precedente, risultando
superiore alle attese, dopo la crescita dello 0,2% a luglio e a giugno. Rispetto allo
stesso periodo dello scorso anno l’indice è cresciuto del 4,1% in linea con le
attese e dopo un incremento del 6% della rilevazione precedente. Sempre nel
Regno Unito in luglio la Bilancia Commerciale ha registrato un deficit pari a
GBP 14,9 mld, da un deficit di GBP 12,7 mld. Lo ha reso noto l’ufficio di statistica
britannico. Gli analisti avevano stimato un deficit inferiore pari a 11,9 mld di
sterline.

Ma l’attesa maggiore sarà per l’aggiornamento, da oltreoceano, in
uscita nel primo pomeriggio italiano, sull’inflazione negli Stati Uniti relativa al
mese di settembre, che dovrebbe rimanere invariata al 5,3%. Mentre quella core,
escluse le componenti alimentari ed energia, dovrebbe salire al 4,1%. Inoltre,
sempre dagli Stati Uniti, in serata, la Federal Reserve pubblicherà i verbali
dell’ultima riunione. A livello societario, oggi parte la stagione delle trimestrali
Usa con le big del settore finanziario che pubblicheranno i conti del terzo
trimestre. In particolare, oggi toccherà a JP Morgan, mentre domani sarà il turno
di Bank of America, Citigroup, Morgan Stanley e Wells Fargo.

Dollaro in calo rispetto al massimo di un anno nei confronti delle principali
divise in attesa dei dati sull’inflazione. Il cross euro/dollaro vale 1,1548 in rialzo
di 0,19%; il cambio euro/yen 131,12 mentre il dollaro/yen scambia a 113,48.

Prezzi del petrolio in calo tra i timori che un aumento dei prezzi di carbone e
gas naturale in Cina, India ed Europa facciano schizzare l’inflazione e rallentare
la crescita globale riducendo la domanda di greggio.

Il future sul Brent viaggia in calo dello 0,19% a 83,24 dollari il barile e il future sul Wti cala dello 0,25% a 80,45 dollari.

Stamane il Bund future giugno ha aperto in calo di 2 bp a 168,46, il Btp future
guadagna 6 bp a 151,38. Lo spread Btp/Bund riparte da 101 pts, con il
rendimento del nostro Btp decennale allo 0,906%. Sul lato dell’offerta, si
segnala l’asta del Tesoro di Btp a 3, 7 e 30 anni per un totale di EUR 6,5 mld.

Apertura negativa per le borse europee, con Piazza Affari in discesa dello
0,42% in apertura. Negativi i principali indici EU. Male i titoli bancari sul FTSE
Mib. Bene Stellantis e Moncler. Scendono STM, CNH, Enel, Terna, Saipem,
Telecom e Italgas.

Azionariato asiatico misto stamane, con il Nikkei 225 a Tokyo a -0,32% e
Hong Kong che resta chiusa. Shanghai e Seoul positive rispettivamente a
+0,38% e a +0,96%. Negativa Sidney a -0,11%. Sul fronte macroeconomico,
il Reuters Tankan, indice che anticipa l’omonimo sondaggio trimestrale della
Bank of Japan, è sceso in ottobre a 16 punti dai 18 punti di settembre.

In agosto gli ordinativi di macchinari industriali core sono balzati in Giappone
del 17,0% annuo, in accelerazione rispetto all’11,1% precedente e sopra al
14,7% del consensus. Su base sequenziale rettificata stagionalmente gli ordini
sono però calati a sorpresa del 2,4% contro il rialzo dello 0,9% di luglio e
l’incremento dell’1,7% stimato dagli economisti. In settembre il balzo delle
esportazioni dalla Cina, calcolato in dollari, è salito al 28,1% annuo, dal
25,6% di agosto e contro il 21,0% del consensus. Le importazioni sono invece
cresciute del 17,6% annuo, contro il 33,1% precedente e il 20,0% atteso dagli
economisti.

La Borsa di New York ha chiuso la seduta in ribasso. Il Dow Jones ha perso lo
0,34%, l’S&P 500 lo 0,24% ed il Nasdaq Composite lo 0,14%. Principale
timore per gli investitori continua ad essere l’impatto sull’inflazione derivante
dalla crisi energetica. Wall Street frenata anche dalla decisione del Fondo
Monetario Internazionale di tagliare la stima di crescita del Pil Usa 2021 a
+6,0% da +7,0%.