Intervista a Mauro Giangrande, head of Xtrackers sales Emea South
di Dws
Continua il successo degli Etf in termini di raccolta. Alcuni di essi, però, hanno investito in indici o mercati che hanno registrato una performance consistente. C’è il rischio che si sia arrivati al picco?
«Le performance dei principali indici azionari hanno dato sicuramente un contributo positivo alla raccolta del 2024, ma sarebbe riduttivo ricondurre la crescita dell’industria degli Etf a questo aspetto. Negli ultimi 10 anni, il mercato globale si è infatti sviluppato a un tasso annuo composto del 16% e non si sono visti segni di rallentamento. Le ragioni sono di fatto molteplici. Innanzitutto, la platea di investitori consapevoli dei benefici che gli Etf sono in grado di apportare nell’ambito di una gestione efficiente dei portafogli si fa sempre più grande, con un effetto moltiplicatore sulle masse. Inoltre, va riconosciuto all’industria di avere saputo intercettare velocemente tutti i nuovi trend di mercato, come le strategie Esg, gli investimenti tematici e, più di recente, anche le criptovalute. Infine, le nuove tecnologie stanno imprimendo un’ulteriore spinta soprattutto alla penetrazione degli Etf nell’ambito dei portafogli retail. La natura di questi strumenti si sposa infatti perfettamente con lo sviluppo di servizi di investimento totalmente digitali, andando incontro alle preferenze dimostrate soprattutto dalle nuove generazioni, ma non solo».
Quali prodotti di nicchia presentano, a vostro parere, maggiori potenzialità di crescita?
«Se parliamo di nicchie, quella che probabilmente presenta le maggiori potenzialità di crescita è rappresentata dagli Etf obbligazionari a scadenza. Uno dei principali ostacoli all’investimento in Etf fixed income, soprattutto da parte dei retail, è sempre stato l’obiettiva difficoltà a comprendere un investimento caratterizzato da una duration costante. Soprattutto in contesti nei quali i tassi di interesse continuano a salire, risulta complicato stimare in quanto tempo si è in grado di recuperare le perdite in conto capitale generate dal ribasso dei prezzi. Con i prodotti a scadenza, concettualmente gli Etf si avvicinano molto di più all’investimento in una singola obbligazione corporate o nel singolo titolo di stato. Gli investitori, infatti, ricevono un flusso cedolare periodico e sfruttano la principale caratteristica dei bond, ossia il ritorno verso la pari (pull to par), chiaramente a meno di eventi di default. In più l’Etf offre una maggiore diversificazione e permette di accedere ad asset class, come quella dei corporate, che spesso sono caratterizzate da soglie minime di investimento elevate. L’idea non è rivoluzionaria: da sempre il mondo della distribuzione ha fatto leva su prodotti target maturity. Ciò che però hanno introdotto gli Etf è, da un lato la possibilità di beneficiare di costi di gestione molto contenuti e, dall’altro, l’opportunità di contare su un elevato livello di liquidità per tutta la durata dell’investimento. La ragione per la quale ci è voluto qualche anno per il lancio di questa tipologia di prodotto è essenzialmente legata alle dinamiche del mercato obbligazionario. Dopo un decennio di tassi d’interesse praticamente nulli o addirittura negativi, a partire dal 2023 finalmente si sono create le giuste condizioni per offrire una soluzione d’investimento con rendimenti interessanti».
Vedete forti prospettive di crescita per i prodotti a reddito fisso?
«Il potenziale degli Etf obbligazionari è molto elevato, riteniamo, infatti, che sia uno dei principali driver di crescita futura del mercato. Basti pensare che al momento rappresentano poco più del 30% del totale investito in Etf in Europa, quando normalmente i portafogli hanno un’esposizione al fixed income che varia tra il 50% e il 70%. D’altronde, la prima fase di sviluppo del mercato dei cloni ha visto prevalere l’investimento in indici azionari, anche perché più affini alle caratteristiche principali di un Etf, ossia la quotazione su un mercato regolamentato. Con il tempo, però, l’offerta di Etf obbligazionari si è evoluta moltissimo, abbracciando praticamente tutte le principali tipologie di bond. Inoltre, l’evidenza empirica ha dato prova dell’efficienza dei prezzi degli Etf fixed income sul secondario anche in condizioni di mercato particolarmente complicate come quelle vissute durante lo scoppio della pandemia Covid; ciò è avvenuto nonostante gli scetticismi iniziali. In ragione di tutti questi elementi e dell’aumento dei tassi di interesse, ci aspettavamo già un importante cambio di passo nel corso di quest’anno, che però non si è ancora verificato: probabilmente a causa dell’elevata volatilità dei rendimenti generata dalla forte incertezza sulle mosse future delle banche centrali. Ma un cambio di tendenza potrebbe realizzarsi già a partire dalla seconda metà del 2024».
Come si sta evolvendo l’utilizzo degli Etp all’interno dei portafogli istituzionali e di quelli retail?
«Le modalità di impiego degli Etp all’interno dei portafogli si stanno evolvendo in maniera significativa. Gli istituzionali utilizzano gli Etf, sia nella parte core dei portafogli, sia nella parte satellite. Per gli investimenti orientati al lungo termine tendono a preferire i classici indici di capitalizzazione, tendenzialmente rappresentativi di aree geografiche, anche se negli ultimi tre anni abbiamo assistito a un importante shift verso strategie Esg. In quest’ambito, ci sono poi clienti che prediligono approcci sostenibili a basso tracking error e quelli, invece, che preferiscono adottare strategie più integrate caratterizzate da punteggi Esg elevati, anche a scapito di un maggiore scostamento potenziale dei rendimenti nei confronti dei classici benchmark a capitalizzazione. Per la componente tattica, generalmente vengono utilizzati Etf più specifici, ad esempio per aggiustare velocemente la duration, oppure per accentuare uno stile di gestione, attraverso l’ausilio di prodotti fattoriali o settoriali. I retail tendono, invece, a prediligere gli Etf globali molto diversificati, sia nell’ambito azionario, sia in quello obbligazionario, soprattutto per la costituzione di piani di accumulo. Sono poi diventati molto popolari gli investimenti tematici, perché hanno introdotto un approccio innovativo cross sector e cross region allo scopo di catturare i trend globali con il potenziale di crescita maggiore nel medio lungo periodo. Sono Etf che replicano indici che, ad esempio, selezionano titoli collegati al tema dell’intelligenza artificiale, della mobilità futura o della genomica. Gli Etf tematici stanno guadagnando molto spazio all’interno dei portafogli retail in quanto offrono una diversificazione mirata nell’ambito di un tema specifico. Ciò aiuta a mitigare il rischio specifico, tipico di un investimento in un singolo titolo, mantenendo comunque l’esposizione al potenziale di crescita di un intero settore».

