Kim Catechis, Global Investment Strategist di FT Investment Institute 

I risultati definitivi, ufficialmente certificati, non saranno disponibili prima di dicembre, ma è ormai chiaro che i Democratici hanno ottenuto una vittoria netta, superando le aspettative e conquistando seggi al Senato precedentemente detenuti dai Repubblicani anche in Stati tradizionalmente conservatori come South Carolina, Iowa e Kansas.

Kim Catechis

Secondo l'”Election Lab” dell’Università della Florida, oltre 61,7 milioni di cittadini americani hanno votato prima dell’Election Day, un dato senza precedenti per le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.

Le implicazioni sono significative:

Un referendum su Trump più che un mandato ai Democratici. Il risultato riflette una diffusa insoddisfazione nei confronti di Trump, più che un vero e proprio entusiasmo per i Democratici, i cui indici di gradimento rimangono bassi e la cui identità politica continua a non essere chiaramente definita.

Costo della vita e corruzione sono stati fattori determinanti. L’aumento dei prezzi dei carburanti a seguito della guerra con l’Iran, i dazi e la percezione che l’amministrazione stesse privilegiando i propri interessi finanziari hanno indebolito la promessa di Trump di mettere al primo posto gli americani comuni.

Trump mantiene salda la propria presa sul Partito Repubblicano. Nonostante le crescenti pressioni all’interno del partito affinché si inizi a preparare l’era post-Trump, la fedeltà della sua base elettorale e la sua persistente influenza limiteranno la capacità dei Repubblicani di riposizionarsi.

Un Sud sempre più competitivo sul piano elettorale. La crescente competizione negli Stati del Sud potrebbe determinare uno spostamento delle priorità nazionali, dalla rivitalizzazione delle industrie tradizionali del Midwest verso le tecnologie emergenti e i settori destinati a trainare la crescita futura.

Conclusioni: i Democratici hanno ottenuto una netta vittoria elettorale, ma non necessariamente un mandato a governare. Trump conserva un’influenza considerevole, è probabile che le divisioni all’interno del Partito Repubblicano si approfondiscano e il dibattito politico si concentrerà sempre più sul ruolo di controllo del Congresso nei confronti del potere esecutivo, sul costo della vita e sulle elezioni presidenziali del 2028.

Come spesso accaduto in passato a presidenti che si sono trovati in circostanze analoghe, è probabile che Trump si concentri sul fronte interno nell’ostacolare le iniziative dei Democratici, rivolgendo al contempo maggiore attenzione alla politica estera. Messico, Cuba, Europa e, inevitabilmente, Iran saranno probabilmente tra le principali priorità della sua agenda.

Un’analisi storica dell’andamento del mercato azionario durante le presidenze repubblicane e in presenza di diverse configurazioni del Congresso mostra che, dal 1954, l’S&P 500 ha registrato rendimenti positivi nei dodici mesi successivi in tutte le combinazioni di controllo dell’esecutivo e del legislativo caratterizzate dalla presenza di un presidente repubblicano.