Bond Bulletin settimanale a cura del team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management
Le elezioni che si terranno quest’anno negli Stati Uniti sono un esempio della natura dinamica e spesso imprevedibile della democrazia del Paese. Esaminiamo i possibili esiti del voto di novembre, ormai alle porte, e l’impatto sul dollaro.
Fondamentali
Le elezioni del 2024 sono destinate a essere un evento cruciale della storia degli Stati Uniti: l’esito non è affatto scontato e potrebbe incidere in misura significativa sia sulle politiche future che sull’economia del Paese. Esaminiamo le implicazioni che scaturiscono dai seguenti scenari: una vittoria schiacciante dei Democratici, una vittoria schiacciante dei Repubblicani, un governo diviso a guida democratica e un governo diviso a guida repubblicana.
A nostro avviso i principali elementi che differenziano i due candidati presidenziali sono la politica commerciale e quella fiscale. Sul fronte commerciale, riteniamo che Donald Trump applicherà una serie di dazi sulle importazioni statunitensi, con un effetto inizialmente positivo sul dollaro.
Kamala Harris, invece, proseguirà verosimilmente l’attuale politica doganale incentrata sulla Cina, con un impatto meno significativo sul biglietto verde. Per quanto riguarda la politica fiscale, un Congresso diviso – ipotesi verosimile al momento – ridurrebbe la possibilità di promuovere cambiamenti politici significativi e potrebbe impedire un’eccessiva espansione della spesa pubblica a prescindere da chi siederà alla Casa Bianca. Sebbene entrambi i candidati sostengano gli stimoli fiscali, Harris propende per un incremento della spesa pubblica e Trump per ulteriori agevolazioni fiscali.
Un esito elettorale netto comporterebbe un rialzo dei tassi e rafforzerebbe il dollaro. Nell’esaminare le posizioni dei candidati sulla politica fiscale e su quella commerciale va sottolineato che sebbene i dazi siano decisi dal presidente, le misure sulla spesa pubblica richiedono l’approvazione sia del presidente sia del Congresso.
Valutazioni quantitative
I mercati valutari hanno focalizzato l’attenzione sulle manovre espansive della Federal Reserve (Fed) e sugli stimoli economici della Cina. Ora, però, alcuni segnali indicano che il mercato inizia a concentrarsi sulle elezioni. La traiettoria del dollaro statunitense segue la probabilità relativa di una vittoria dei Repubblicani. Inoltre, la volatilità è aumentata, anticipando un’alta incertezza implicita nel mercato nei giorni che precedono il 5 novembre.
La nostra analisi della stagionalità mostra che il biglietto verde tende a rafforzarsi in prossimità delle elezioni, – perlopiù a causa della forte incertezza – che in genere avvantaggia il dollaro stesso.
Nel mese di ottobre degli anni in cui si tengono le elezioni, il dollaro è più forte rispetto ad altri mesi e anni non elettorali. Dopo le elezioni, solitamente il mercato entra in una fase di propensione globale al rischio in quanto l’incertezza viene meno. E vi è maggiore chiarezza sulla direzione delle politiche, il che complessivamente tende a penalizzare la valuta. Tuttavia, la performance a medio termine del dollaro dipende specificamente dall’esito elettorale e dalla capacità della nuova amministrazione di attuare il suo programma.
Fattori tecnici
Subito prima e subito dopo il taglio dei tassi attuato dalla Fed nella riunione di settembre, il posizionamento nel dollaro è diventato molto corto. Da allora, gli Stati Uniti hanno inaspettatamente segnalato una serie di dati positivi – in particolare quelli riguardanti l’occupazione, diffusi la scorsa settimana – che ha provocato coperture tecniche delle posizioni corte.
Al momento, gli investitori hanno un posizionamento assolutamente neutrale nel dollaro. Tuttavia, notiamo alcune posizioni corte nel dollaro statunitense rispetto a valute cicliche quali il dollaro australiano e la Sterlina britannica. Viceversa, il mercato è leggermente lungo nel dollaro USA rispetto a valute rifugio come lo Yen giapponese e il Franco svizzero. Riteniamo che gli investitori non assumeranno posizioni consistenti in prossimità delle elezioni perché la volatilità è alta e l’esito fortemente incerto.
Cosa significa per gli investitori obbligazionari?
Il risultato delle elezioni è binario e il dollaro potrebbe registrare reazioni ugualmente forti, ma in direzioni opposte. Prima delle elezioni ci aspettiamo un andamento altalenante della valuta. Ma è verosimile attendersi che con l’approssimarsi del 5 novembre le variazioni delle probabilità implicite dell’esito elettorale incideranno sempre di più. In generale, siamo convinti che ora che la Fed ha iniziato ad abbassare i tassi, il dollaro statunitense seguirà una tendenza ribassista nel medio termine.
Le elezioni degli Stati Uniti potrebbero interrompere questo trend qualora nuove aspettative di un maggiore stimolo fiscale spingano al rialzo i rendimenti statunitensi, rafforzando di conseguenza il biglietto verde. La percezione che il mercato ha di questi due fattori relativi – forze a più lungo termine vs. implicazioni fiscali a breve termine – sarà l’aspetto che monitoreremo nel periodo pre- e post-elettorale.

