I commenti a cura degli esperti di abrdn, IG Italia, La Francaise e Allianz GI in vista della riunione della Federal Reserve

Luke Bartholomew, economista senior di abrdn

La Fed si trova di fronte a una decisione difficile. Solo un paio di settimane fa, il presidente Powell sembrava preparare il terreno per un aumento dei tassi di 50 punti percentuali, in risposta ai timori sulle prospettive dell’inflazione. Tuttavia, a causa della crisi del settore bancario, molti investitori si aspettano che questa settimana la Fed mantenga i tassi fermi, per evitare di infliggere ulteriore stress ai mercati.

Nel complesso, riteniamo che la Fed effettuerà un rialzo di 25 pb, segnalando però di essere pronta a sostenere il sistema bancario se necessario. La Fed rimane molto preoccupata per le prospettive inflazionistiche e cercherà quindi di sottolineare che è in grado di contenere i rischi per la stabilità finanziaria con una serie di strumenti e di combattere l’inflazione anche con un’altra serie di misure.

Riteniamo, tuttavia, che la Fed sia molto più vicina a una riduzione dei tassi di quanto essa stessa pensi, e la volatilità del mercato rafforza la nostra opinione sulla possibilità che, in ultima analisi, il recente inasprimento della Fed possa spingere l’economia statunitense verso una recessione nel corso dell’anno.

Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia.

Inizia la due giorni di riunione della commissione operativa della Federal Reserve, il celebre FOMC (Federal Open Market Committee). Il mercato sta scontando con un’elevata probabilità (al momento all’80% secondo i dati raccolti dal CME FEDWatch Tool) che i membri della Federal Reserve possano decidere di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base portando i tassi di riferimento dal 4,50%-4,75% al nuovo range 4,75%-5%. Tuttavia, il mercato è abbastanza ottimista che la Federal Reserve possa avere toni “dovish” sia nelle proiezioni economiche che nel grafico dotplot dove vengono raccolte tutte le aspettative dei membri del FOMC in merito al livello dei tassi di interesse a fine anno (negli ultimi documenti la mediana prevedeva un tasso di interesse medio del 5,125%).

La Federal Reserve per assicurare un buon stato di salute dell’economia statunitense e per promuovere la stabilità del sistema finanziario ha il cosiddetto dual mandate (massimizzare occupazione e mantenere l’inflazione media al livello del 2%). Il processo di rialzo dei tassi di interesse portato avanti dalla Federal Reserve da marzo 2022 ha cominciato a rompere qualcosa nel delicato equilibrio del sistema finanziario. Il fallimento di Silicon Valley Bank e di Signature Bank e l’intervento della FDIC e del Dipartimento del Tesoro, il salvataggio di First Republic Bank tramite un consorzio di grandi banche, sono tutti allarmi che la Federal Reserve non possa continuare con l’acceleratore premuto. Deve inevitabilmente modificare le proprie strategie cercando di risolvere il dilemma tra stabilità dei prezzi e stabilità del sistema finanziario. A nostro avviso la FED non farà mosse avventate (tagliare i tassi di interesse o rialzarli di 50 pb) ma mostrerà una preferenza sulla stabilità dei prezzi.

Rispetto alle previsioni di mercato le nostre attese sulla FED sono leggermente più “hawkish”. Ci aspettiamo un FOMC che possa rialzare i tassi di 25 punti base al 4,75%-5% mantenendo comunque un atteggiamento abbastanza hawkish soprattutto nel grafico dotplot dove la mediana dei membri FED dovrebbe mostrare un livello dei tassi a fine anno del 5,125%. La FED sottolineerà che esistono altri mezzi per sostenere la liquidità e la stabilità del settore bancario (il cosiddetto BTFP, Bank Term Funding Program) e che, al momento, la priorità è l’impegno nel fronteggiare le pressioni inflazionistiche che, a livello core, rimangono su livelli persistentemente troppo elevati.

Crediamo che un eventuale atteggiamento dovish della FED (pausa nel rialzo dei tassi di interesse) potrebbe avere effetti positivi sui mercati azionari nel brevissimo ma negativi nel medio periodo. L’errore della FED è stato fatto a fine 2021 quando considerava l’inflazione transitoria costringendola a ritardare le mosse di politica monetaria.

François Rimeu, Senior Strategist. La Française AM

 Ci aspettiamo che il Federal Open Market Committee (FOMC) aumenti i tassi per la seconda volta consecutiva di 25 punti base (bps) nella riunione di marzo. La Federal Reserve manterrà invariata la sua nuova Sintesi delle Proiezioni Economiche (SEP) rispetto a quella di dicembre, e il diagramma a punti mostrerà un quarto di punto percentuale di ulteriore inasprimento nel 2023 data la persistenza dell’inflazione sottostante. Non crediamo che il Consiglio direttivo smetterà di ridurre le dimensioni del proprio bilancio nonostante il rischio finanziario.

Di seguito le nostre aspettative:

  • Il FOMC aumenterà i tassi di altri 25 punti base, portandoli a un intervallo del 4,75%-5,00% per riportare l’inflazione al suo obiettivo del 2%.
  • Il presidente Powell ribadirà che la politica monetaria dipende dai dati.
  • Nonostante il fallimento di due banche regionali statunitensi e il rischio di contagio nel settore bancario (inasprimento delle condizioni finanziarie, offerta di credito, fuga dei depositi), la Fed continuerà la sua stretta quantitativa a 95 miliardi di dollari al mese grazie al nuovo backstop denominato Bank Term Funding Program (BTFP) per contenere i rischi finanziari. Il BTFP, annunciato dalla Fed il 12 marzo, è una fonte aggiuntiva di liquidità a fronte di titoli di alta qualità valutati alla pari, che elimina la necessità per un istituto di vendere rapidamente tali titoli in periodi di stress.
  • Powell segnalerà che il consiglio è pronto a modificare il percorso dei tassi e del bilancio se le condizioni lo giustificano.
  • Per quanto riguarda il grafico a punti, ci aspettiamo che il punto mediano salga dal 5,10% al 5,4% nel 2023 e dal 4,1% al 4,4% nel 2024, ma che non cambi al 3,1% nel 2025 con un’inflazione in calo.
  • Per quanto riguarda le nuove proiezioni economiche, ci aspettiamo cambiamenti minimi nella crescita e nell’inflazione (spesa per consumi personali, PCE) per il 2023 (allo 0,5% e al 3,1%), il 2024 (all’1,6% e al 2,5%) e il 2025 (all’1,8% e al 2,1%).

Come la settimana scorsa prima della riunione della BCE, la decisione della FED è molto incerta. A nostro avviso, la FED (come la BCE) spera che i meccanismi (BTFP, linee di swap in USD) messi in atto ultimamente per contenere i rischi si rivelino efficaci. Al momento, se si escludono le banche regionali statunitensi e il mercato AT1 in Europa, i mercati finanziari non mostrano un elevato livello di stress. Con un livello di inflazione ancora alto e un tasso di disoccupazione molto basso, la Fed sceglierà a nostro avviso di procedere con un rialzo di 25 pb.

 

Franck Dixmier, Global CIO Fixed Income di Allianz Global Investors

  • Ci aspettiamo un rialzo del tasso di riferimento di 25 punti base al prossimo meeting del FOMC, dato che la Fed non sarà soddisfatta del tasso di inflazione core ancora elevato.
  • La crisi delle banche regionali sta creando molta incertezza sulla portata dei rialzi futuri dei tassi
  • Le aspettative degli investitori su possibili tagli dei tassi rappresentano un elemento di fragilità per i mercati obbligazionari, e qualunque ulteriore correzione genererà volatilità