Nonostante le attuali incertezze, abbiamo identificato aree resilienti che possono trarre beneficio dalla ripresa del ciclo economico mondiale. Jean-Luc Hivert, presidente & global head of investments di La Française AM

La sincronizzazione delle politiche fiscali e monetarie, l’accelerazione nella campagna vaccinale e il graduale riaprirsi delle economie ha permesso una forte ripresa dell’economia mondiale, anche se con velocità diverse nei diversi Paesi e settori di attività.

 

Secondo le ultime previsioni dell’FMI, l’economia mondiale dovrebbe crescere del 6% nel 2021. Questo scenario è stato gradualmente visto al rialzo per i Paesi sviluppati mentre per i Paesi emergenti rimane sostanzialmente invariato, con una percentuale del 6,3%. Per quanto riguarda la Cina, una volta protagonista mondiale della crescita, sta avendo ora a che fare con un rallentamento nella sua attività in un momento in cui sembra esserci un ritorno della pandemia e un vanificarsi degli sforzi fatti per recuperare.

Gli incentivi alla ripresa negli Usa e nell’area euro

Negli Stati Uniti, l’amministrazione di Joe Biden ha stanziato, a marzo 2021, 1.900 miliardi di dollari per l’economia (pari al 9% del Pil), in aggiunta ai 900 miliardi presenti nel piano di stimoli annunciato a dicembre 2020. Sono previste misure aggiuntive di incentivi fiscali nella seconda metà del 2021. Contemporaneamente, l’Unione Europea ha iniziato a distribuire i fondi del suo recovery plan “Next Generation EU” da 750 miliardi di euro, la maggior parte dei quali sarà rilasciata nel periodo 2021-2023*. Le nazioni beneficiarie hanno un piano di riforme e di investimenti in linea con gli obiettivi di transizione climatica e digitale dell’Unione Europea.

Le mosse delle banche centrali

Concentrandoci sulle banche centrali, la FED e la BCE sono rimaste caute, considerando come temporanee le pressioni inflazionistiche. Ad ogni modo, la FED sta comunicando efficacemente e sta preparando i mercati a una diminuzione degli acquisti di asset entro la fine dell’anno. È quello che sta già accadendo nel Regno Unito, in Canada e in Australia, dove le banche centrali hanno deciso di ridimensionare i loro programmi di acquisti di asset.

Per quando riguarda le nazioni emergenti, in alcuni casi sono in una situazione più complessa. Perciò, le banche centrali di Brasile, Russia, Turchia, Ungheria e Cile hanno alzato i loro tassi di riferimento a seguito delle pressioni inflazionistiche legate al recupero delle materie prime ma, in assenza di una vaccinazione di massa, le loro economie continuano a soffrire per via delle restrizioni sanitarie.

Il rischio sanitario

Al momento, la più grande preoccupazione degli investitori rimane il rischio sanitario, alimentato dall’aumento dei casi negli Stati Uniti, dal ritardo nella campagna vaccinale e dalla diminuzione di efficacia del vaccino contro la variante Delta. La strategia “zero-Covid” di alcuni Paesi (Asia, Giappone, Australia, Nuova Zelanda) potrebbe portarli a trovarsi in difficoltà e a compromettere le nuove catene produttive mondiali. Dovremo quindi aspettarci una revisione al ribasso della crescita, in particolare in Cina e negli Stati Uniti.