Come da diversi mesi a questa parte, ci chiediamo se lo Stretto di Hormuz sia aperto o chiuso, e cosa questo comporti. Dunque, a che punto siamo? Anthony Willis, Senior Economist di Columbia Threadneedle Investments

Senza menzionare le questioni più complesse legate ai negoziati sul nucleare, il nodo dello Stretto di Hormuz resta fondamentale sia per le prospettive economiche dei mercati finanziari sia, naturalmente, per l’andamento futuro dell’inflazione. Se questi attacchi di basso livello da entrambe le parti dovessero continuare e intensificarsi, al punto che un cessate il fuoco – considerato già superato dal Presidente Trump – venga effettivamente infranto da entrambe le parti, allora andremo di nuovo incontro a uno scenario in cui si tornerà a parlare di aumenti dei prezzi e carenze di approvvigionamento. Non siamo ancora a questo punto, ma dobbiamo essere consapevoli dei rischi persistenti.
In conclusione, non si tratta di un aggiornamento particolarmente ottimistico, ma i mercati finanziari sono diventati molto abili nel guardare oltre molti di questi rischi, quindi non dobbiamo togliere troppo rischio dal tavolo. Dobbiamo però essere consapevoli del fatto che potremmo assistere a un rischio potenzialmente maggiore se questo conflitto dovesse tornare a intensificarsi.
La situazione attuale in cinque punti:
L’incertezza circonda lo Stretto di Hormuz, con l’Iran che sostiene sia chiuso mentre gli Stati Uniti insistono che resti aperto al traffico marittimo internazionale.
Sebbene il cessate il fuoco di 30 giorni avesse permesso un aumento dei flussi, il traffico marittimo attraverso lo stretto ha ricominciato a diminuire.
I prezzi del petrolio sono aumentati, salendo di circa il 10% nell’ultima settimana, alimentando timori di nuove pressioni inflazionistiche.
I mercati stanno ora scontando rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve statunitense, della Banca d’Inghilterra e della Banca centrale europea entro la fine di ottobre, riflettendo le mutate aspettative sull’inflazione.
I mercati azionari restano relativamente calmi, ma un’interruzione prolungata o una nuova escalation potrebbero comportare ulteriori rischi legati a carenze di approvvigionamento e aumenti dei prezzi.

