Le quotazioni degli inflation linked sono elevate ma l’indicizzazione delle cedole resta il key factor della protezione offerta. Massimiliano Schena, direttore investimenti di Symphonia
Sgr

La storia ci insegna che il prezzo dell’oro è ben correlato con l’aumento dell’inflazione. Tuttavia, fino a questo momento il metallo giallo non sembra aver tratto grande vantaggio dalla risalita dell’inflazione. L’oro sarà ancora in grado di tutelare il portafoglio dall’inflazione?
Mentre l’oro ha una storia millenaria di preservazione della ricchezza e come bene rifugio di ultima istanza, su orizzonti temporali più brevi la principale determinante delle quotazioni è l’andamento dei tassi reali USA, che dipende in buona parte dalla linea di politica monetaria, in particolare americana.
Con il ritorno delle pressioni inflazionistiche contestualmente alla ripresa dell’economia globale in uscita dalla recessione della pandemica e con il progressivo passaggio dallo stimolo macroeconomico dall’espansione monetaria (che deprime i tassi reali) a quella fiscale (che li aumenta), la discesa dei tassi reali decennali USA si è fermata, dopo aver toccato il minimo storico a -1% nell’estate del 2020, mandando in stallo il prezzo dell’oro.
Con le Banche Centrali che si preparano a rimuove lo stimolo monetario pandemico, con la continua ripresa dell’economia globale dopo l’ondata di variante Delta e con l’aspettativa che il boom dell’inflazione sarà temporaneo, i tassi reali dovrebbero continuare a salire, frenando ancora le quotazioni dell’oro.
Ciò detto, l’oro rimane una buona protezione del portafoglio dallo scenario negativo a bassa probabilità di stagflazione, in cui le Banche Centrali sono costrette a mantenere lo stimolo monetario per sostenere una ripresa economica più lenta delle attese nonostante le elevate pressioni inflazionistiche si rivelino più persistenti del previsto, deprimendo nuovamente i tassi reali.

Gli inflation linked bond hanno tratto beneficio da un contesto caratterizzato da tassi bassi e inflazione al rialzo. Alle attuali quotazioni credete che possano ancora offrire una tutela dall’aumento dei prezzi di beni e servizi?
I bond inflation-linked continuano a essere la più ovvia protezione da uno scenario di inflazione persistentemente elevata, che rimane una possibilità alla luce delle continue strozzature all’offerta di beni e di lavoro, alimentate dalla pandemia e dalla transizione ecologica, e come possibile conseguenza dell’attuale mix di politica economica ultraespansivo.
Anche se la discesa dei tassi reali, che è stata la principale determinante della performance positiva negli ultimi 2 anni, è probabilmente terminata, il meccanismo di indicizzazione delle cedole e del capitale fornisce i migliori benefici nei momenti come quello attuale di inflazione elevata. Inoltre, lo scenario più sfavorevole in cui le Banche Centrali disinflazionano aggressivamente l’economia è molto improbabile, con la ripresa economica dalla recessione della pandemia ancora incompleta.

