I tassi di interesse elevati stanno mettendo sotto pressione molte famiglie statunitensi. DWS
Quale sarà l’impatto macroeconomico di questa situazione?
L’impatto dei tassi di interesse elevati sulla capacità di spesa delle famiglie è difficile da calcolare. Dopo tutto, ogni pagamento di interessi da parte di un debitore è anche il reddito di un creditore. Anche a livello microeconomico, la stessa famiglia ha tipicamente sia dei risparmi che dei prestiti.
Nel corso degli ultimi decenni però, gli aumenti nei pagamenti degli interessi – come percentuale del reddito disponibile delle famiglie – sono stati seguiti da recessioni. Dopo la brusca impennata dei tassi di interesse degli ultimi due anni, questo rapporto si sta avvicinando a quello che di solito indica problemi.
Ci si può dunque aspettare una nuova recessione? “Non così in fretta”, sostiene Christian Scherrmann, economista statunitense di DWS. “Anche se continuiamo a prevedere un periodo di debolezza negli Stati Uniti, il quadro complessivo delle finanze delle famiglie statunitensi non è poi così negativo”.
Il mercato del lavoro resta un fattore chiave. Nei prossimi mesi potremmo assistere a un ulteriore raffreddamento della crescita dei salari. Questo aumenterebbe la pressione sui debitori a basso reddito, un gruppo che tende a fare maggiore affidamento sul debito delle carte di credito e su altre forme di credito non garantito. I tassi di morosità sulle carte di credito, ad esempio, sono aumentati notevolmente, anche se rimangono molto al di sotto dei livelli registrati prima del 2007, per non parlare della successiva grande recessione. Allo stesso tempo, il volume dei prestiti con carta di credito sta iniziando a rallentare e i volumi dei prestiti auto e di altri prestiti al consumo si stanno già riducendo.
Il comportamento delle famiglie sta subendo dei cambiamenti. Mentre il razionamento del credito è una possibilità per i debitori con minore affidabilità, le famiglie in grado di permetterselo stanno probabilmente dando priorità al pagamento di debiti costosi, come quelli delle carte di credito o dei prestiti per l’auto. Naturalmente, tutto ciò avviene a spese del consumo complessivo. Il prelievo di equity dagli immobili è diventato molto costoso. Infine, sia negli Stati Uniti che altrove, alcune cosiddette “trappole del debito” – come affitti in ritardo o bollette delle utenze scadute – sono difficili da monitorare.
Naturalmente, il motivo principale per cui molti esperti sono incerti sulle prospettive immediate è che i dati complessivi sul finanziamento delle famiglie risentono ancora della pandemia sotto forma di un eccesso di risparmio derivante dai sussidi pubblici. Quando verranno esauriti questi risparmi? Pare che la questione sia sempre meno importante, dato che la maggior parte dei risparmi (circa il 70% in base alle statistiche sui depositi) appartiene al top 20% in termini di reddito familiare. Meno discussi, ma forse altrettanto rilevanti, sono i cambiamenti comportamentali, anche perché per molte famiglie più giovani, anch’esse alle prese con il debito studentesco, la recente impennata dell’inflazione e dei tassi di interesse deve essere stata un risveglio particolarmente brusco e inaspettato rispetto a quanto sperimentato o preventivato in precedenza, in termini di pianificazione finanziaria.

