La nostra maggiore posizione di sovrappeso nel reddito fisso rimane quella sui titoli di Stato cinesi. L’analisi del team di Pictet Am
I government bond di Pechino offrono un interessante rendimento del 3,0% in un contesto caratterizzato da rischi di inflazione inferiori rispetto ad altri Paesi e sono supportati dall’aspettativa di una People’s Bank of China (PBoC) sempre più accomodante.
L’economia cinese continua a indebolirsi, a causa di una combinazione di fattori (quali il rallentamento della creazione di credito, l’inasprimento di un numero crescente di normative e la crisi energetica) che stanno mettendo a dura prova la produzione industriale, l’attività edilizia e gli investimenti in immobilizzazioni.
La PBoC è entrata in gioco per alleviare parte delle sofferenze del settore immobiliare del Paese, incentivando le banche a far ripartire la concessione di prestiti alle società immobiliari. È incoraggiante che Evergrande sia stata in grado di evitare all’ultimo minuto l’insolvenza nel pagamento delle cedole. Per i prossimi mesi continuiamo a prevedere un allentamento delle politiche, ma inferiore e più lento di quanto immaginato in precedenza.
Altrove, il timore che l’inflazione si riveli meno transitoria di quanto le banche centrali abbiano dichiarato ha iniziato a insinuarsi nei mercati. Il rendimento dei Treasury USA a 2 anni, ad esempio, è più che raddoppiato in poco più di un mese fino ad arrivare a poco meno dello 0,5%. Le aspettative che la Fed dovrà prima o poi reagire rendono particolarmente vulnerabile il salatissimo mercato high yield statunitense, ossia le classi di attività a reddito fisso più costose della nostra griglia. Manteniamo anche il nostro sottopeso nelle obbligazioni svizzere, valutate solo in modo neutrale su base relativa.
Per quanto riguarda le valute, prevediamo un ulteriore rafforzamento del dollaro USA, seppur modesto. Ciò è in parte dovuto alle nostre aspettative superiori al consenso riguardo alla crescita economica negli Stati Uniti. Per il prossimo anno, prevediamo una forte ripresa della crescita statunitense grazie ai robusti consumi personali, guidati dal ritorno in circolazione di parte dei 2.400 miliardi di dollari di risparmi accumulati dalle famiglie, e alle spese in conto capitale. Ciò potrebbe portare a un inasprimento della politica monetaria della Fed più significativo di quanto anticipato dal mercato, sebbene l’alta valutazione del biglietto verde comporti un potenziale di rialzo limitato.
Rimaniamo ribassisti sulla sterlina nonostante la recente retorica aggressiva della Bank of England. Questo perché è probabile che la spinta verso un inasprimento della politica derivi da pressioni inflazionistiche alimentate dalle difficoltà nella fornitura (solo in parte correlate al COVID-19, visto il ruolo giocato anche dalla Brexit), piuttosto che da una crescita forte e sostenuta.

