Gli investitori riscoprono titoli con fondamentali robusti. Sebastien Mallet, Portfolio Manager, Global Value Equity, T. Rowe Price

 

Dopo oltre un decennio di predominio del Growth, la leadership di mercato si è ampliata e il Value vi sta prendendo parte.

Due anni fa, la scelta del Value richiedeva pazienza. Oggi, le prove sono visibili nei dati. I rendimenti non sono più concentrati in un ristretto gruppo di titoli Growth a mega capitalizzazione. La performance si sta diffondendo in tutte le regioni, i settori e gli stili.

Sebastien Mallet

Per gran parte dell’ultimo ciclo, i mercati sono stati trainati da un piccolo gruppo di società ad elevata crescita, in particolare negli Stati Uniti, rafforzate dall’entusiasmo per gli investimenti nell’intelligenza artificiale e dalle aspettative di inflazione e tassi strutturalmente bassi. Oggi, questo scenario è cambiato.

 

Le aspettative sui tassi di interesse sono state ridefinite. Anziché un rapido ritorno a una politica accomodante, i mercati si stanno adeguando alla probabilità che i tassi rimangano più elevati più a lungo, dato che l’inflazione si dimostra persistente e la spesa fiscale rimane elevata. In tale contesto, la solidità dei bilanci, la resilienza dei flussi di cassa e le valutazioni ragionevoli vengono nuovamente premiate.

 

Il Value sta funzionando in Europa e in Giappone e sempre più anche negli Stati Uniti. Il settore finanziario sta beneficiando dei tassi più elevati, quello dei materiali dell’espansione fiscale sostenuta e della spesa per la difesa, mentre quello sanitario della normalizzazione delle aspettative.

 

Non sembra trattarsi di una rotazione a breve termine, bensì di un riequilibrio strutturale dopo anni di concentrazione su pochi titoli. Se l’attuale contesto macroeconomico, caratterizzato da espansione fiscale, necessità di investimenti di capitale e frammentazione geopolitica, dovesse persistere, le prospettive per il Value appaiono sempre più allettanti.