I dati storici confermano che il raffreddamento dell’inflazione è legato spesso a un aumento della disoccupazione. Payden&Rygel

Il rapporto sull’Indice dei Prezzi al Consumo Usa relativo al mese di giugno ha mostrato un’inflazione in calo per il secondo mese consecutivo, con un aumento del CPI Core pari al +0,06% su base mensile: dati al di sotto delle attese, che lascerebbero sperare in uno scenario di “soft landing”.

Tuttavia, una recente indagine della Fed che ha analizzato 149 episodi di inasprimento monetario a livello globale dal 1960 al 2019, mostra come soltanto in 25 casi le Banche Centrali abbiano cercato di riportare l’inflazione sotto controllo e come questo obiettivo sia stato effettivamente raggiunto solo in 11 casi.

Ancora meno (5 su 11) sono stati gli episodi di “atterraggio morbido”, cioè in cui l’inflazione è effettivamente tornata entro il livello target senza innescare una recessione tecnica.

Osservando gli ultimi scenari di calo dell’inflazione negli Stati Uniti: nel ciclo attuale il CPI core è rallentato complessivamente di 3,3 punti percentuali rispetto ai suoi valori massimi, mentre il tasso di disoccupazione in giugno è salito al 4,1% rispetto a un minimo del ciclo pari al 3,4%.

La Storia insegna che è difficile assistere a un raffreddamento dell’inflazione senza un contestuale aumento del tasso di disoccupazione, anche se questa resta a tutti gli effetti una possibilità.