Le riaperture post-Covid hanno spinto l’indice PMI del manifatturiero a 52,6 punti, il livello maggiore da aprile 2012. Aggiornamento sui mercati a cura di UniCredit
Sopra le stime anche il dato relativo il terziario, passato da 54,4 a 56,3 punti. In attesa dei dati sulla Zona Euro di domani, attenzione alla stima preliminare relativa l’inflazione tedesca a febbraio. Tra gli appuntamenti in calendario, focus sugli interventi di Nagel e Bailey, chairman della BundesBank e della Bank of England.
Apertura Borse europee in rialzo.
In avvio, le Borse europee provano a capitalizzare i segnali di forza in arrivo dalla seconda economia mondiale. A Milano riflettori puntati sui bancari, dopo le voci su una potenziale aggregazione tra MPS (+0,95%) ed il Banco BPM (+0,34%). Rally di Moncler (+6,8%), che ha battuto le stime e fatto sapere di guardare con fiducia al 2023.
Chiusura Wall Street in negativo.
Il mese di febbraio di Wall Street si è chiuso sotto la parità portando il saldo mensile di Dow, S&P500 e Nasdaq in rosso del 4, del 5 e del 6%. Chiusura di giornata all’insegna della debolezza per Apple (-0,34%), che non ha capitalizzato i rumor relativi i progressi nel processo di misurazione dei livelli di glucosio nel sangue, e forte calo di Goldman Sachs (-3,8%) nel giorno dell’Investor Day. L’istituto ha confermato l’obiettivo a lungo termine per il rendimento del capitale tra il 15% e ed il 17%.
Chiusura Borse asiatiche in positivo.
I PMI cinesi hanno permesso ai listini asiatici di registrare la seduta migliore delle ultime sette settimane. Spicca in particolare il listino di Hong Kong, in aumento di oltre il 4%, mentre l’unico, timido, segno meno è appannaggio della borsa australiana, penalizzata dalla crescita del Pil sotto il consenso.
Obbligazionario.
Continua l’ascesa del rendimento del decennale italiano, balzato ieri a seguito dei dati preliminari di febbraio sull’inflazione di Francia e Spagna. Poco mosso lo spread con i Bund.
Euro Dollaro a 1,064.
Nello spingere la propensione al rischio, le buone nuove arrivate da Pechino stanno penalizzando il biglietto verde e favorendo quelle valute, come il dollaro neozelandese e quello australiano, maggiormente legate al Dragone.

