L’asset class ha offerto molte soddisfazioni con tassi reali ai minimi. In future le cose potrebbero cambiare. Roberto Tronci, chief investment officer di Alvarium Investment Managers SA

La storia ci insegna che il prezzo dell’oro è ben correlato con l’aumento dell’inflazione. Tuttavia, fino a questo momento il metallo giallo non sembra aver tratto grande vantaggio dalla risalita dell’inflazione. L’oro sarà ancora in grado di tutelare il portafoglio dall’inflazione?
La storia ha dimostrato che i metalli preziosi e l’oro in particolare siano degli ottimi investimenti nei periodi di forte aumento delle attese di inflazione. Questo è stato dimostrato anche l’anno scorso nei mesi successivi allo scoppio della pandemia, in cui le attese di inflazione sono schizzate a seguito delle azioni ultra-espansive promesse e poi intraprese dalle maggiori banche centrali mondiali. Il prezzo dell’oro (in dollari) aveva seguito la stessa tendenza apprezzandosi di oltre il 40% nel giro di circa 5 mesi, per poi scendere nuovamente.
Bisogna specificare innanzitutto che se da una parte l’oro protegge dall’inflazione, poiché (solitamente) mantiene il suo valore reale nel tempo, dall’altra è molto sensibile agli aumenti dei tassi di interesse reali, ovvero i tassi di mercato al netto dell’inflazione. All’aumentare dei tassi, infatti, il costo-opportunità di detenere investimenti che non producono reddito, come l’oro, aumenta.
In effetti la correlazione inversa con i tassi di interesse a lungo termine è stata piuttosto evidente nel corso del 2021 quando ad una fase iniziale negativa per l’oro (aumento tassi) ha fatto seguito un recupero dell’oro (discesa tassi) per poi stabilizzarsi in un range di 80 usd circa (1830-1750) al pari della stabilizzazione in area 1.25-1.35% dei tassi sul 10 anni Usa.
In ottica futura, pensiamo che un rialzo dei tassi più significativo almeno in area 2% (ora 1.49%) sia probabile e quindi non siamo particolarmente costruttivi sull’oro almeno dal punto di vista tattico. Rimaniamo invece positivi sul medio-lungo periodo (da area 1600 Usd a salire) nella considerazione che l’inflazione possa essere un fenomeno più duraturo e non solo temporaneo come il mercato sembrava attendersi.

Gli inflation linked bond hanno tratto beneficio da un contesto caratterizzato da tassi bassi e inflazione al rialzo. Alle attuali quotazioni credete che possano ancora offrire una tutela dall’aumento dei prezzi di beni e servizi?
Per quel che riguarda gli inflation-linked bonds, su cui lo scorso anno avevamo tatticamente allocato parte della componente obbligazionaria dei nostri portafogli, crediamo siano diventati decisamente troppo cari e poco appetibili proprio in virtu’ del fatto che i tassi reali sono sui minimi storici ormai da parecchio tempo.
A differenza dell’oro questa asset class ha continuato a dare soddisfazione anche nell’ultimo anno. Ad esempio, la performance da un anno dell’ETF sui Treasury I/L americani è positiva di quasi il 6%, specularmente all’oro che nello stesso periodo ha perso il 5% e all’ETF sui governativi americani “classici” in calo del 3%. Crediamo pertanto possa essere un buon momento per gli investitori per prendere profitto su questi titoli.

