A cura di Alexis Bienvenu, gestore di La Financière de l’Echiquier
Alexis Bienvenu

La Federal Reserve (Fed) statunitense non aveva sorprese in serbo al termine della sua ultima riunione di politica monetaria.

In effetti, come era stato previsto dai mercati, ha mantenuto i tassi invariati dopo 10 rialzi consecutivi e un incremento del 5% dei tassi di riferimento in meno di un anno e mezzo.

Ci si è tuttavia interrogati: semplice pausa o fine del ciclo di rialzo dei tassi? Gli investitori erano titubanti prima della riunione: la banca centrale avrebbe lasciato intendere che il ciclo di rialzo dei tassi era giunto al termine o il suo messaggio si riferiva a un ultimo rialzo in arrivo?

Dichiarando poi che secondo loro, alla fine del 2023, i tassi di riferimento si attesterebbero tra il 5,5% e il 5,75%, i membri del FOMC hanno colto tutti gli investitori di sorpresa: la Fed prevede ora due ulteriori rialzi da qui a fine anno. Di che riflettere!

Tanta aggressività nelle previsioni induce a pensare che i rischi legati all’inflazione, secondo la Fed, non accennino a diminuire. Perché dunque una pausa alla fine della riunione di giugno? Nelle risposte date alle domande, così come durante le sue audizioni davanti al Congresso degli Stati Uniti, il presidente Jerome Powell è stato poco convincente e le sue spiegazioni, alla fine, sono servite a togliere visibilità al percorso futuro della Fed.

Questa visione sfocata si riflette nelle aspettative del mercato che non crede nei due rialzi dei tassi previsti dalla banca centrale e non considera nemmeno un rialzo completo dei tassi nel corso dell’estate.

Al di là della comunicazione avventata dell’istituto va detto che gli investitori hanno alcuni motivi fondamentali per dubitare di questo scenario. Sul fronte dell’inflazione al consumo, dopo la spiacevole sorpresa dei dati sull’inflazione PCE (Personal Consumption Expenditures) di aprile, la pubblicazione di quelli sull’inflazione CPI (Consumer Price Index) di maggio è servita a ricordare alcuni fatti fondamentali: la disinflazione degli alloggi è in corso e durerà parecchi mesi ancora; la nuova accelerazione dei prezzi degli autoveicoli è solo temporanea e svanirà velocemente; e l’inflazione dei prezzi dei servizi al di fuori degli alloggi sta iniziando ad arretrare.

Tutte queste sono buone notizie per l’andamento dei prossimi mesi soprattutto perché alcuni modelli di previsione suggeriscono che l’inflazione rallenterà in modo più deciso durante l’estate. Il mercato del lavoro, la cui tenuta è regolarmente sottolineata dalla Fed, comincia a dare segni di inversione di tendenza visto che il tasso di disoccupazione è passato dal 3,4% al 3,7% a maggio e stanno accelerando, nelle ultime settimane, le nuove richieste di assegni di disoccupazione.

Infine, i mercati sono senza dubbio consapevoli della poca rilevanza delle previsioni sui tassi della Fed negli ultimi trimestri. Un anno fa, la Federal Reserve li prevedeva al 3,25-3,5% alla fine del 2022, mentre hanno chiuso l’anno al 4,25-4,5%. Lo scorso settembre, la banca centrale stimava che i tassi si sarebbero attestati nel range 4,5-4,75% entro la fine del 2023, anche se sono oggi al 5-5,25% e se la Fed sta ancora valutando di aumentarli.

In altre parole, dopo aver a lungo procrastinato la stretta monetaria, sostenendo che l’inflazione era “transitoria”, la Fed ha poi sistematicamente sottostimato il livello a cui avrebbe dovuto portare i tassi.

Ora, mentre l’inflazione sta rallentando, non è escluso che la banca centrale commetta l’errore opposto e sopravvaluti la persistenza dell’inflazione, nonché il numero di rialzi che deve ancora effettuare. A questo proposito, i dati sull’occupazione e sull’inflazione delle prossime settimane saranno cruciali … e potrebbero complicare, e non poco, la comunicazione della Fed qualora dovessero confermare un rallentamento.