Gli esperti di Janus Henderson e Goldman Sachs AM analizzano l’ultima, confortante, lettura dell’andamento dell’inflazione statunitense
John Kerschner, head of US securitised products, Janus Henderson
Il mercato ha tirato un grande sospiro di sollievo ieri mattina quando il dato dei prezzi al consumo di febbraio è risultato inferiore alle aspettative, con un 0,23% per l’inflazione core e uno 0,22% per quella generale. Le aspettative per entrambe erano comprese tra lo 0,2% e lo 0,35%, con un consenso per entrambe allo 0,3%. Il tasso su base annua per l’inflazione core è sceso al 3,1% dal 3,3% del mese scorso e dal 3,8% dell’anno precedente. Si tratta del valore su base annua più basso da maggio 2021, quando l’inflazione stava aumentando a causa dei problemi della catena di approvvigionamento lasciati dalla pandemia di Covid. Questi numeri danno credito all’idea che i progressi della Fed nella lotta all’inflazione stiano funzionando, anche se più lentamente di quanto sperato.
Uno dei fattori principali che hanno contribuito a far sì che l’inflazione sia inferiore alle aspettative sono state le tariffe aeree, che sono diminuite del 4%. Questo dopo che diverse compagnie, tra cui Delta, hanno registrato un crollo dei viaggi aerei e quindi minori guadagni futuri. Si tratta solo un indicatore del fatto che il consumatore resiliente sta finalmente esaurendo le sue forze. Tuttavia, la cosa più sorprendente è che il mercato obbligazionario abbia operato un sell off sulla base di questi numeri. Si tratta molto probabilmente di una correzione del grande rally delle obbligazioni (tassi in calo) dalla fine di febbraio, che ha portato il Treasury USA a 10 anno in calo di circa 20 punti base. Le azioni, d’altra parte, dopo un inizio di settimana pessimo, stanno recuperando.
Riteniamo che la volatilità dei mercati continuerà a ritmo sostenuto, visti i pronunciamenti quotidiani sulla questione dei dazi da parte della Casa Bianca. Detto questo, gli investitori possono almeno avere un minimo di fiducia nel fatto che gli aumenti dei tassi che la Fed ha messo in atto diversi anni fa continuino a funzionare e stiano lentamente portando l’inflazione al loro obiettivo del 2%. Anche se non crediamo che la Fed taglierà i tassi la prossima settimana durante la riunione periodica, questo lascia la porta aperta a un taglio a maggio, o più probabilmente a giugno. Attualmente, il mercato ha una probabilità superiore al 95% che la Fed tagli i tassi entro la Festa del Papà a giugno.
Kay Haigh, co-responsabile globale di fixed income and liquidity solutions di Goldman Sachs Asset Management
“La pubblicazione dei dati sull’inflazione USA CPI di febbraio ha mostrato ulteriori segnali di progresso sull’inflazione di fondo, con un ritmo di aumento dei prezzi che si è moderato dopo i dati forti di gennaio. Anche se è probabile che la Fed rimanga ferma nella riunione di questo mese, la combinazione tra l’attenuazione delle pressioni inflazionistiche e l’aumento dei rischi al ribasso per la crescita suggerisce che la Fed si stia avvicinando a proseguire il suo ciclo di allentamento.”

