Il ricorso della Fed a un taglio dei tassi di “emergenza” per affrontare la diffusione del coronavirus non sorprende più di tanto, ma il tempismo sì. Il commento di Aberdeen Standard Investments, Schroders, Federated Hermes, Legg Mason, Eurizon
James McCann, Senior Global economist di Aberdeen Standard Investments, ha commentato:
“Chiaramente la Fed è allarmata dai rischi posti direttamente dal coronavirus, ma anche indirettamente dal panico che ha preso piede sui mercati finanziari la scorsa settimana. Se lasciata senza controllo questa esplosione di stress finanziario avrebbe potuto minacciare il ciclo. Questo passo dovrebbe fornire un po’ di sostegno ai mercati, stimolare i mutuatari e contribuire a sostenere la fiducia.
“Tuttavia, questa non è una panacea. Tagliare i tassi in una situazione come quella attuale è uno strumento piuttosto brusco e sarebbe davvero auspicabile che si combinasse con l’intervento dei governi. Agendo ora, la Fed rischia di dare ai governi tutte le scuse di cui hanno bisogno per restare con le mani in mano”.
Irene Lauro, Economista, Schroders, ha aggiunto:
La Reserve Bank of Australia (RBA) è stata la prima banca centrale a tagliare i tassi di interesse esplicitamente in risposta al peggioramento nella diffusione del Covid-19 (coronavirus). La RBA ha infatti tagliato i tassi di 25 punti base, portandoli allo 0,5% per “supportare l’economia mentre questa reagisce alla diffusione globale del coronavirus”. La Fed ha poi seguito il suo esempio tagliando i tassi di 50 punti base. È interessante notare che la Banca Centrale cinese ha tagliato i tassi a febbraio ma senza citare in modo esplicito il coronavirus. Nell’eventualità di una pandemia – scenario nel quale il virus continuerà a diffondersi e non sarà più limitato a Cina ed Europa, e in cui le Americhe e il resto dell’Asia assisteranno a un aumento notevole dei casi – saranno possibili ulteriori mosse di allenamento monetario. Le nostre aspettative erano per un taglio dei tassi della Fed dall’1,75% all’1,25%, mossa che è effettivamente stata annunciata. Crediamo inoltre che la Bce taglierà i tassi da – 0,5% a – 0,8% entro la fine del 2020.
Silvia Dall’Angelo, Senior Economist di Federated Hermes, commenta:
Il ricorso della Fed a un taglio dei tassi di “emergenza” per affrontare la diffusione del coronavirus non sorprende più di tanto, ma il tempismo sì. La reazione sembra precipitosa, dato che in questa fase non c’è chiarezza sull’impatto del coronavirus sulle prospettive degli Stati Uniti in termini di inflazione e mercato del lavoro. Inoltre, da una prospettiva globale, se da un lato una politica monetaria accomodante può compensare il recente inasprimento delle condizioni finanziarie dovuto al sell-off di settimana scorsa, dall’altro non rappresenta una risposta efficace allo shock subito sul fronte dell’offerta generato dal coronavirus. Non è nemmeno chiaro se l’allentamento monetario possa contenere il panico legato alla diffusione del virus – al contrario, una mossa così energica potrebbe lasciar intendere che il panico abbia raggiunto le stanze dei bottoni della Banca centrale statunitense. È importante notare come la mossa aggressiva della Fed getti un’ombra sulla sua amata indipendenza, in quanto dà l’impressione che abbia ceduto alle pressioni dei mercati finanziari (sempre in cerca di ulteriore sostegno monetario) e della politica (in vista delle presidenziali americane di quest’anno). In generale, è un po’ scoraggiante che la politica monetaria sia ancora l’unico strumento a disposizione e che lo spirito dei mercati e dei politici non sia cambiato dopo la crisi finanziaria globale. Altre importanti Banche centrali sono ora pronte a seguire le orme della Fed.
Mike LaBella, head of Investment Strategy di QS Investors (gruppo Legg Mason), aggiunge:
“La mossa della FED è audace, ma probabilmente prematura. Il mercato sta ancora cercando di valutare l’impatto del coronavirus sull’economia e, ad oggi, non è chiaro se il ribasso della scorsa settimana rappresenti l’inizio di una situazione di panico sui mercati, o più semplicemente un legittimo cambiamento della valutazione dei rischi economici tuttora esistenti.
La politica monetaria difficilmente sarà una cura per il coronavirus. L’allentamento monetario, nel breve termine, avrà un impatto positivo sul sentiment dei mercati, ma fino a quando il contagio non raggiungerà il picco, prevediamo che l’incertezza e la volatilità continueranno.
Mentre l’impatto del taglio a sorpresa della Fed sul mercato è incerto, ciò che è certo è che il numero di munizioni a disposizione della FED per combattere la prossima recessione si è ulteriormente ristretto.
Infine, riteniamo che qualsiasi soluzione a questa epidemia sarà probabilmente di tipo globale. Dopo le crisi finanziarie, il mondo si è unito in azioni coordinate. Mentre la dichiarazione del G7 si impegna a rispondere in modo appropriato, la mossa della Fed di oggi sembra essere unilaterale ed è probabilmente un segno dei tempi. Una mossa che dimostra meno fiducia nelle istituzioni internazionali, e che prelude a una risposta globale meno coordinata proprio nel momento in cui ne avremmo più bisogno.”
Laura Pozzini del team Macro Research di Eurizon, conclude:
La Fed, nel meeting straordinario di ieri, ha tagliato i tassi di 50bp portandoli nel range 1-1.25%, sorprendendo i mercati sia per l’entità del taglio (i mercati scontavano un taglio di 25bp al FOMC del 18 marzo per un totale di 3 tagli entro luglio) sia per il timing, trattandosi di un intervento intra-meeting (cosa assai rara per la Fed visto che l’ultima volta è avvenuto nell’ottobre 2008, in un intervento coordinato delle banche centrali).
Si tratta di un cambio di rotta significativo (dettato dalla diffusione del virus negli USA) visto che solo la scorsa settimana anche i membri più dovish non accennavano a tagli dei tassi in tempi breve.
L’intervento sui tassi di oggi è mirato a contenere, in via preventiva, i rischi di restringimento delle condizioni finanziarie. Si tratta di un sostegno importante a famiglie e imprese, che nei prossimi mesi potrebbero risentire degli effetti della diffusione del virus (con shock sia da domanda sia da offerta).
Il fatto che la Fed continuerà a “monitorare da vicino gli sviluppi e le loro implicazioni per lo scenario economico” indica che all’intervento di ieri ne seguiranno probabilmente altri, in termini di tagli dei tassi o di nuovi strumenti (possibili iniezioni di liquidità, apertura di linee di credito in caso di aziende in difficoltà per blocco produttivo e congelamento della domanda).
Powell ha inoltre sottolineato l’opportunità di un supporto di natura fiscale. La Fed può aiutare, ma poiché il rischio di partenza non è di tipo finanziario, sarebbe utile che l’azione della Fed fosse coordinata con ampie misure di stimolo fiscale.

