La buona tenuta dei flussi di investimento in entrata e il rafforzamento della valuta locale sul dollaro confermano la bontà dell’investimento nel lungo termine. Teresa Gioffreda, client relationship manager di UBS AM in Italia

Abbiamo assistito a numerosi episodi in cui la politica è intervenuta creando scompiglio e ribassi improvvisi sulle azioni cinesi. Credete che questo possa far vacillare la fiducia degli investitori esteri, preoccupati che questi non siano episodi isolati?
Osservando i flussi di investimento, notiamo che sono rimasti stabili sia sulla parte azionaria onshore, sia sulla parte obbligazionaria, e di recente sono incrementati anche sui crediti denominati in dollari. Pertanto gli investitori non stanno perdendo fiducia nei confronti della Cina. Lo vediamo anche dal movimento della valuta, poiché il renminbi si è apprezzato quest’anno nei confronti del dollaro USA.
Sebbene le recenti strette normative possano sembrare severe, è importante osservare che le evoluzioni normative in Cina sono storicamente cicliche. È vero, questa volta hanno interessato quasi tutti i settori economici, ma se le mettiamo in prospettiva, l’obiettivo perseguito dal governo di “common prosperity”, porterà ad avere in futuro una crescita di migliore qualità.
Il modello di crescita della Cina sta infatti evolvendo: il focus si è spostato dalle dimensioni della crescita alla qualità della stessa, con un’attenzione particolare per l’equilibrio tra crescita e sostenibilità, per l’uguaglianza sociale e per la sicurezza.
La Cina sta abbandonando la politica del figlio unico, viste le conseguenze negative dal punto di vista demografico, e vorrebbe ora famiglie con almeno tre figli. Poiché la spesa maggiore delle famiglie è in case, istruzione e sanità, ha modificato la regolamentazione in questi settori. Ha inoltre migliorato i salari minimi dei lavoratori in settori come quello tecnologico e dell’e-commerce, oltre a cercare di avvicinarsi verso gli standard occidentali anche in materia di privacy e protezione dei dati. Tutte misure volte a ridurre le disuguaglianze e a migliorare la qualità della crescita dal punto di vista sociale. Riteniamo che questi fattori dovrebbero in realtà portare gli investitori ad avere maggior fiducia nella crescita di lungo termine del Paese.

Alla luce degli ultimi accadimenti, quali sono le vostre scelte di asset allocation sul mercato azionario cinese e quali prospettive delineate nel medio termine?
A nostro avviso, il rischio normativo continuerà a persistere, rimanendo un importante fattore di volatilità per i mercati nel breve termine. Ma allo stesso tempo riteniamo che il peggio sia alle spalle per quel che riguarda le strette normative.
Per gli investitori in grado di sopportare la volatilità di breve e con una prospettiva di medio termine, i livelli attuali dei mercati azionari possono essere un interessante punto di ingresso, poiché le valutazioni complessive sono scese e la politica monetaria sta tornando ad essere accomodante. Per chi invece non vuole affrontare periodi di volatilità, sarà preferibile aspettare segnali di stabilizzazione nel contesto normativo.
Siamo particolarmente positivi sui crediti, in particolare high yield, poiché le recenti tensioni sul settore immobiliare hanno portato ad un forte allargamento degli spread che scontano ora tassi di default eccessivamente elevati. Con rendimenti a scadenza a doppia cifra e una duration contenuta, riteniamo che quest’asset class offra un ottimo profilo rischio/rendimento.
Sui titoli di stato, continuiamo a preferire le obbligazioni cinesi onshore, che offrono un rendimento a scadenza di poco inferiore al 3% sul decennale, tassi reali positivi e con cicli economici cinesi disallineati rispetto agli altri paesi offrono benefici di diversificazione all’interno dei portafogli, sia nei confronti del loro mercato azionario, sia nei confronti degli altri mercati obbligazionari.

