Articolo tratto da Asset Intelligence – Il quotidiano fatto con l’Ai
Per due settimane il petrolio ha comandato sul reddito fisso, spingendo i rendimenti verso l’alto a ogni fiammata del greggio. La tregua tra Stati Uniti e Iran ha invertito il segno: con il barile crollato di quasi il 9%, si sgonfia il premio d’inflazione e i tassi scendono. Ma la reazione è stata sorprendentemente timida, segno che, dietro il petrolio, resta una banca centrale che nessuno si azzarda a dare per doma
Negli Stati Uniti i rendimenti sono calati lungo tutta la curva, ma di poco. Il decennale è sceso di tre punti base al 4,63%, il biennale al 4,31% e il quinquennale al 4,40%. È un movimento modesto se si pensa al tonfo del greggio: dai massimi di giovedì scorso, i più alti da inizio 2025, il decennale ha restituito appena una manciata di punti base. La ragione ha una data precisa: mercoledì si riunisce la Federal Reserve e il mercato prezza circa una possibilità su tre di un rialzo dei tassi. Con la Fed di Warsh ancora tentata di stringere, la discesa dei rendimenti trova un pavimento: il petrolio spinge in basso, l’attesa della banca centrale tiene in alto.
Bund inchiodato
In Europa il movimento è stato ancora più contenuto. Il Bund tedesco è rimasto inchiodato al 3,13%, l’OAT francese al 3,92% e il Gilt britannico è tornato a sfiorare quota 5,00%, sempre il più alto tra i maggiori. Il BTP italiano ha chiuso al 3,94%: continua così, seduta dopo seduta, la fotografia che seguiamo da settimane: con il BTP che paga qualche punto base più dell’OAT, i due titoli restano di fatto sovrapposti, a circa 81 punti base dal Bund per l’Italia e 79 per la Francia. L’anomalia della Francia che pagava più dell’Italia resta, per ora, riassorbita.
Giappone poco sotto il massimo
Diverso il caso del Giappone: il decennale JGB ha chiuso intorno al 2,78%, poco sotto il massimo di 30 anni delle settimane scorse, con la sua pressione al rialzo che nasce soprattutto dalla normalizzazione della Banca del Giappone.
Il quadro racconta un mercato obbligazionario a due tempi. Nel breve, la pace è una buona notizia: meno greggio significa meno inflazione importata, e i rendimenti lo festeggiano scendendo. Ma il freno alla discesa dice il resto: finché la Fed resta sul tavolo con l’ipotesi di un rialzo, e finché i rendimenti reali restano elevati, i bond non tornano a essere il rifugio di un tempo. La riunione di mercoledì dirà.

