A cura di Robert Gilhooly, Senior Emerging Markets Economist di abrdn

 

Le elezioni statunitensi costituiscono un evento importante per i mercati emergenti, dal momento che incidono sui loro progressi economici e geopolitici futuri, dalle modifiche al commercio globale, all’impatto sulle migrazioni verso gli Stati Uniti, fino all’approccio del governo Usa alle relazioni internazionali.

Robert Gilhooly
I sondaggi sulle elezioni presidenziali continuano a delineare una corsa estremamente combattuta, che si è ulteriormente ristretta nel corso dell’ultima settimana. I modelli elettorali danno ora in vantaggio Donald Trump, che raggiunge il pareggio nei sondaggi nello Stato decisivo della Pennsylvania.
Nonostante ciò, visto il vantaggio marginale di Harris nei restanti Stati in bilico, abrdn Global Macro Research mantiene la sua previsione 50/50.

Robert Gilhooly, Senior Emerging Markets Economist di abrdn commenta: “I risultati delle elezioni statunitensi avranno importanti conseguenze sulle prospettive dei mercati emergenti, influenzando sia il futuro scenario economico sia quello geopolitico. Una presidenza Harris con un Congresso diviso (40% di probabilità) è lo scenario che rappresenta in assoluto lo shock più limitato sia per gli Stati Uniti sia per i mercati emergenti. Resta una probabilità del 60% per gli altri quattro scenari, che comporterebbero una serie di scossoni politici più rilevanti. Vi sono importanti differenze tra i vari scenari, ma una caratteristica comune è che tutti esercitano una maggiore pressione inflazionistica e implicano un tasso dei Fed fund più elevato, contribuendo a ridurre la probabilità di tagli da parte delle banche centrali dei Paesi emergenti.

Una presidenza Trump ‘favorevole ai mercati’, ad esempio, sarebbe positiva per i mercati emergenti: la Fed potrebbe tagliare meno, ma un’economia globale più forte e un mercato con un sentiment ‘risk on’ attenuerebbero l’impatto delle pressioni sul dollaro. Al contrario, una seconda guerra commerciale sarebbe molto più difficile da gestire, creando un’ampia gamma di vincitori e vinti tra i mercati emergenti. Si tratta di un rischio soprattutto per la Cina che però, in ultima analisi, potrebbe avvantaggiare i Paesi in grado di sfruttare il reshoring del settore manifatturiero.

Una posizione più rigida degli Stati Uniti in materia di migrazione e deportazioni si farebbe sentire soprattutto in America Latina, complicando la revisione dell’USMCA (United States-Mexico-Canada Agreement) del 2026. Ma, in ultima analisi, più gli Stati Uniti si allontaneranno dalla Cina, più avranno bisogno del Messico.

Con una seconda presidenza Trump potrebbero emergere una gamma più ampia di obiettivi e sviluppi in politica estera. La soluzione dei conflitti tra Ucraina e Russia e del Medio Oriente rimane improbabile nel breve termine. Ma un approccio più isolazionista e transazionale potrebbe ridisegnare le relazioni sia con gli amici che con i nemici».