A cura dell’Economic Team di Payden & Rygel
La scorsa settimana i rendimenti dei Bund tedeschi a dieci anni hanno registrato un’impennata di 43 punti base, il più importante aumento settimanale mai registrato dalla fine degli anni ’90.
Un movimento improvviso, innescato dalle dichiarazioni del cancelliere in pectore Friedrich Merz, che ha annunciato che la Germania aumenterà la spesa per la difesa e svincolerà la politica fiscale dai limiti del debito pubblico, poiché è disposta a fare “tutto il necessario”, facendo eco alle parole dell’ex presidente della BCE Mario Draghi, quando nel 2012 si impegnò a salvaguardare la moneta unica nel contesto della crisi del debito europeo.
Ma anche le azioni tedesche hanno registrato un’impennata, superando di gran lunga la performance degli Stati Uniti da un anno a questa parte, evento raro negli ultimi tempi.
Il cambiamento di politica fiscale potrebbe porre fine all’eccezionalità degli Stati Uniti in termini di crescita economica, sovraperformance azionaria e forza del dollaro a cui abbiamo assistito negli ultimi anni?
Mentre l’economia europea potrebbe beneficiare a breve termine dell’espansione fiscale, gli ingredienti chiave della sovraperformance economica Usa rimangono – innovazione, abbondanza di finanziamenti di capitale di rischio, ritmi di produttività più elevati, maggiore crescita del reddito delle famiglie, deregolamentazione – e viene da domandarsi se i movimenti di mercato della scorsa settimana segnalino una svolta duratura o un cambiamento di sentiment di breve durata.

