Intervista a Marcel Zimmermann, gestore Lemanik

cinaAbbiamo assistito a numerosi episodi in cui la politica è intervenuta creando scompiglio e ribassi improvvisi sulle azioni cinesi. Credete che questo possa far vacillare la fiducia degli investitori esteri, preoccupati che questi non siano episodi isolati?
Marcel Zimmermann

A causa degli interventi governativi, sono andati in fumo 1,5 triliardi di dollari di capitalizzazione di Borsa sui titoli cinesi: si tratta di un duro colpo sia per gli imprenditori cinesi che per gli investitori internazionali. Le aziende private in Cina costituiscono oltre il 60% del PIL e sono anche i più grandi datori di lavoro nei grossi centri urbani.

L’incertezza su ulteriori possibili interventi governativi ha importanti ripercussioni sui piani di sviluppo ed espansione di queste aziende. In un momento già delicato di uscita dalla pandemia, queste misure governative rischiano di rallentare gli investimenti a lungo termine. In alcuni segmenti, come il data protection, gli interventi contro possibili monopoli sono stati anche comprensibili; tuttavia riteniamo che il governo sia anche intervenuto per controllare più da vicino come gli algoritmi e le app possano influenzare direttamente l’opinione pubblica, aspetto di fondamentale importanza per la stabilità del partito comunista.

Il governo ha annunciato un piano per i prossimi cinque anni che prevede ulteriori rafforzamenti dei controlli sui settori strategici. Sulla base di questo piano non possiamo escludere ulteriori interventi in futuro. Da un punto di vista più positivo, il governo continua a dare pieno supporto all’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione dell’economia, cercando di colmare il gap tecnologico con gli Stati Uniti.

Alla luce degli ultimi accadimenti, quali sono le vostre scelte di asset allocation sul mercato azionario cinese e quali prospettive delineate nel medio termine?

Le valutazioni attuali nel settore tecnologico sono sicuramente interessanti a medio termine, se possiamo contare su un governo proattivo nello sviluppo della new economy. Ma la possibilità di ulteriori interventi, come detto sopra, ci spinge a essere più prudenti e a mantenere ancora sottoponderato per il momento il peso della Cina all’interno di un portafoglio azionario Asia Pacifico. Per quanto riguarda l’allocazione del Fondo in Cina abbiamo cominciato a sovrappesare i settori della new economy come Fintech, e-commerce e digitalizzazione, approfittando delle importanti correzioni dei titoli quotati degli ultimi mesi. Restiamo positivi anche sui settori delle materie prime, infrastruttura, energia rinnovabile e finanziari.